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Ultimo aggiornamento ore 13.42 del 23 Gennaio 2018

Il "doppio senso" dell'architettura celebrativa

Il `doppio senso` dell´architettura celebrativa

- Capita, camminando per strada, di ammirare facciate di palazzi antichi e nobiliari adornate da statue con raffigurazione umana. Tali statue, telamòni e cariatidi (rispettivamente, di genere maschile e femminile), nell’assolvere a funzioni decorative, hanno l’aspetto di sostenere sulle proprie spalle il peso dell’intera struttura.

A prescindere da ogni altra considerazione, la presenza di queste figure può trasferire empaticamente nell’osservatore un senso di fatica, trovando tale sensazione un forzoso nesso con l’affermazione di Gadamer “l’esperienza estetica è un modo dell’auto-comprensione”.
Non vi è dubbio che, a prima vista, queste figure producano assorta stupefazione per la resa architettonica ed estetica dell’opera. Nondimeno, già nell’antichità, la realizzazione di imponenti edifici commemorativi, se da un lato ne contemplava una valenza scenografica, dall’altro non le era estranea un intento spregiativo e derisorio nei confronti dei nemici vinti in battaglia, come ad esempio la metaforica collocazione di telamòni lungo tutto il perimetro del Tempio di Giove ad Agrigento, ad immagine e dispregio degli sconfitti cartaginesi e similmente le statue incatenate dei nemici di Genova sull’antico frontone del palazzo Ducale.

Alla resa dei conti, la questione sempre conduce al grado individuale di immaginazione e sensibilità; sia esso “estetico”, per la pregevole soluzione architettonica che rielabora il mito di Atlante, sia esso “empatico” ed esaltatorio per la raffigurazione del nemico sconfitto, sotto scacco del vincitore, bene emblematizzata dalle anzidette figure.

Persistendo nel concetto, ogni circostanza si presta sempre ad interpretazioni e sensazioni divergenti, a dimostrazione di una Storia cruenta dall’essenza composita.

Esiste, tra celebrazioni ampollose e adunanze gloriose, una realtà patemica che merita un pensiero per l’anonimia dei molti che hanno contribuito, anche a prezzo della propria vita, anche a determinare la resa architettonica di un’opera.

In esito a ciò, è quindi sempre possibile stilizzare, mediante una duplice lettura, la celebrazione dell’Architettura . Anche nel percepibile compromesso tra la vessazione dei vincitori e la sopportazione dei vinti.

Domenica 30 luglio 2017 alle 11:30:57
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