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Ultimo aggiornamento ore 07.30 del 28 Luglio 2017

Carlo Felice, dal 6 al 9 luglio "Carmen"

Carlo Felice, dal 6 al 9 luglio `Carmen`

Genova - Dopo il grande successo ottenuto nei maggiori festival e Teatri Italiani, Giovedì 6 luglio alle ore 20.30, con repliche fino al 9 luglio, al Teatro Carlo Felice andrà in scena CARMEN, balletto in due atti di Amedeo Amodio su musiche di Georges Bizet , Adattamento e interventi musicali originali Giuseppe Calì.
A causa di un infortunio al primo ballerino Davide Dato, il ruolo di Don José verrà interpretato dal cubano Amilcar Moret, che, per precedenti impegni, non potrà sostenere la recita serale di sabato 8 luglio delle 20.30 (turno L) che non verrà effettuata; Alice Firenze, genovese, sarà l’interprete di Carmen. L’Orchestra del Teatro Carlo Felice sarà diretta da Alessandro Ferrari , scene e costumi sono firmati da Luisa Spinatelli, solisti e corpo di ballo Daniele Cipriani Entertainment.

"Per il recupero degli abbonamenti e dei singoli biglietti di sabato 8 luglio ore 20.30, la biglietteria del Teatro resta a disposizione per la rideterminazione del posto sulle recite annunciate. Ricordiamo gli orari di biglietteria : dal martedì al venerdì dalle ore 11.00 alle 18.00, sabato dalle ore 11.00 alle 16.00 ed un’ora prima di ogni spettacolo".

"Il balletto inizia con una violinista che, terminata una rappresentazione di Carmen di Georges Bizet, si trova a vivere nuovamente il dramma della celebre sigaraia, quasi in un sogno: la rappresentazione reale termina e inizia quella onirica. È quindi il sogno il “pretesto narrativo” da cui muove la Carmen di Amedeo Amodio, creata per Aterballetto nel 1995, affidata alla produzione di Daniele Cipriani. Al di là dell’escamotage del sogno, quella di Amodio è una Carmen molto mediterranea, calda, asciutta come i venti del sud, dal tocco deciso e sicuro. Lo si nota tanto dall’impianto coreografico quanto dalle scene scarne: due pannelli mobili che ricordano pareti in calcestruzzo sullo sfondo delle quali si muove tutta l’azione danzata. L’inizio e la fine del balletto sono invece connotate dal calare di un velario dall’alto, quasi a voler accompagnare lo spettatore nell’atmosfera onirica da cui prende piede la coreografia. La musica (adattata da Giuseppe Calì) rimane quella di Bizet. Questo adattamento comprende alcune fra le pagine più celebri del melodramma, facilitando così lo svolgimento tipicamente narrativo del balletto. Un esempio su tutti: allo strumentale dell’aria di Micaela («Je dis que rien ne m’épouvante») corrisponde un assolo per Micaela. Quasi in contrappunto con la vacuità della scena si stagliano i costumi di Luisa Spinatelli (che firma anche le scene) fra i quali emergono quelli creati per il comparto femminile; sgargianti, sui toni del rosso, dalla foggia chiaramente spagnoleggiante.

Mercoledì 5 luglio 2017 alle 10:30:08
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