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Ultimo aggiornamento ore 19.30 del 19 Novembre 2017

Intervista/ Zero Plastica a New York: da Genova al cuore dell'Hip Hop

Intervista/ Zero Plastica a New York: da Genova al cuore dell´Hip Hop

Genova - Block party e ghetto blaster, breakers e dj pionieri di un genere che negli anni è diventato linguaggio internazionale della gente della strada. In una parola Bronx. Qui a metà degli anni Settanta è nata e si è sviluppata la cultura Hip Hop, qui nel cuore di New York ha avuto l’opportunità di esibirsi il gruppo genovese degli Zero Plastica, chiamato a rappresentare l’Italia dall’etichetta Nomadic Wax che aveva già prodotto l’ottimo “Basta!” uscito nel maggio 2011. Un riconoscimento meritatissimo arrivato dopo più di dieci anni di instancabile attività underground. Un’esperienza che dj Nio ha raccontato a Cittadigenova.

“Zero Plastica: primo gruppo rap italiano a suonare nel Bronx”. Fa un certo effetto persino scriverlo ma come siete arrivati ad esibirvi nel cuore della cultura hip hop e che sensazioni vi ha dato un'esperienza del genere?
Il merito è anche della Nomadic Wax, l'etichetta indipendente di Brooklyn di cui facciamo orgogliosamente parte da oltre un anno, e del nostro amico De La Ceiba, mc dell'Honduras che vive a New York da molti anni, grazie ai quali siamo riusciti a entrare in contatto con El Fogon, centro culturale che ha sede nel South Bronx dove ci siamo esibiti. Ora, il sogno di chiunque al mondo appartenga alla Cultura Hip-Hop è proprio quello di poter andare di persona nel luogo dove tutto ha avuto inizio per un ideale "ricongiungimento" con le sue radici primordiali. Portare la nostra musica là è stato qualcosa che va oltre la nostra stessa immaginazione.

Come è stata accolta la vostra musica e come sono state recepite le vostre rime prevalentemente in italiano o genovese?
Siamo stati accolti a braccia aperte e con grandissimo entusiasmo! Molti dei latinos presenti nelle diverse occasioni in cui ci siamo esibiti nel Bronx e a Manhattan sono riusciti a capire gran parte del nostro messaggio, mentre per il resto del pubblico noi stessi abbiamo spiegato in inglese il senso dei nostri testi. E la quantità di feedback positivi è stata ben oltre le nostre stesse aspettative.

Qual è stato l'impatto con New York e la scena locale e come viene vissuto l'Hip hop nella sua patria?
L'impatto con New York è stato devastante, come le vertigini in cima all'Empire State Building. L'Hip-Hop lì è ovunque, è un fenomeno di massa con i suoi eccessi popolari e le sue contraddizioni, ma vive anche nell'underground, frammentato in una miriade di locali ed eventi in cui ha saputo mantenere la sua purezza originale. Più o meno chiunque sa cosa siano il rap, i graffiti e la breakdance: magari non tutti sono in grado praticare questi elementi alla perfezione, ma se non altro s'è preservato abbastanza lo spirito originale di messaggio e divertimento.

Oltre alle esibizioni avete prodotto anche del materiale?
Abbiamo girato tre video per altrettante canzoni che usciranno nel nostro prossimo disco, "Global Revolution", con i featuring di Self Suffice e Hired Gun -due dei migliori mc dell'underground americano- su produzioni di Zaquan, un bravissimo beatmaker di Brooklyn. Inoltre, insieme al cd uscirà anche un documentario lo-fi sul nostro viaggio a New York.

Per quello che avete avuto modo di percepire che attenzione c’è verso l’Italia in generale e verso la sua scena Hip Hop?
Gli americani hanno un amore immenso per il nostro Paese. Magari è un po' idealizzato, ma d'altra parte è anche vero che abbiamo l'Arte, le donne ed il cibo migliore del mondo. Per quanto riguarda la musica non c'è molto interesse nei confronti della scena al di là di quella americana. Noi siamo stati fortunati perchè ci siamo trovati in un contesto completamente internazionale con artisti provenienti da Filippine, Honduras, Rapubblica Dominicana, Brasile e Porto Rico, oltre che dagli Stati Uniti. In questi casi c'è un maggiore entusiasmo a condividere l'Hip-Hop come idioma che unisce tutte gli altri.

Durante la vostra permanenza a New York che idea vi siete fatti della situazione economica e sociale? Come viene vissuta la crisi?
La crisi c'è e si vede anche là, seppure il Movimento Occupy Wall Street sia stato ampiamente ridimensionato da leggi speciali che impediscono per esempio di portare tende a Zuccotti Park e Union Square. Difficile dire come poi stia colpendo quella società così diversa dalla nostra, la quale lavora una media di 10 ore al giorno per la sola sopravvivenza, vive con una quantità impressionante di senza tetto in ogni strada e ha in se un'infinita serie di contraddizioni che noi difficilmente potremmo mai capire.

Dopo più di dieci anni di attività credo che questo sia un primo grande riconoscimento, un punto da cui ripartire con forza e determinazione ancora maggiori. Quanto e cosa vi ha dato questa esperienza?
Questo viaggio a New York ci ha dato una nuova energia ed una nuova consapevolezza, soprattutto tornando in una città come Genova -in cui l'ignoranza e l'invidia dominano su tutto e tutti-, e in un Paese come l'Italia, in cui gli atteggiamenti fascisti e mafiosi sono così radicati anche nella cosiddetta "scena" hip-hop che la tentazione sarebbe quella di mollare tutto e scappare via. Ma per il momento rimaniamo qua, non per masochismo, ma perchè -come sa chi ci segue da tempo- non ci sono mai piaciute le scappatoie. E la Resistenza è un dovere morale. Ora più che mai.

Giovedì 28 giugno 2012 alle 21:30:24
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