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Ultimo aggiornamento ore 22.40 del 23 Aprile 2017

Riondino: “il mio Marc’Antonio fragile e ambiguo” allo Stabile

Riondino: “il mio Marc’Antonio fragile e ambiguo” allo Stabile

Genova - Debutta il 21 marzo al Teatro Stabile con un ruolo tra i più famosi della drammaturgia non solo shakespeariana, ma anche mondiale. Si tratta di Michele Riondino, che lasciati da tempo i panni del giovane Montalbano, e interprato anche Don Gallo in Angelicamente anarchici, è a Genova diretto da Alex Rigola, per impersonare Marco Antonio nel Giulio Cesare, la prima delle opere storiche che il drammaturgo inglese ha dedicato all’antica Roma.

Un dramma monumentale, che raggiunge uno dei momenti di massima tensione emotiva nell’orazione funebre che il generale Marco Antonio pronuncia davanti alle spoglie di Cesare, assassinato dai congiurati. Un monologo di sei minuti circa, che diventa un perfetto modello di vis oratoria, con cui nella storia del teatro e del cinema si sono confrontati attori del calibro di Vittorio Gassman e Marlon Brando. “Interpretare un personaggio come Marc’Antonio –afferma Riondino- recitare il celebre monologo dell’orazione funebre con il quale incita il popolo a prendere posizione, è un onore come attore e un privilegio come cittadino attivo. Ed è da quel celeberrimo attacco, “Amici, romani, concittadini” –che ha la stessa potenza dell’”essere o non essere” di Amleto, che il personaggio storico rivela se stesso e il rapporto con Cesare: “Il Marc’Antonio che porto in scena è un personaggio ambiguo –spiega l’attore-. È un militare, pericoloso, senz’altro il più temuto dai congiurati, e sono queste sue caratteristiche che hanno sempre restituito l’idea di un personaggio molto forte. Io cerco di scardinare questa tradizione, mostrando al pubblico la sensibilità e la fragilità di un uomo di fronte alla perdita brutale di un amico, fragilità che poi arriva fino a un certo punto, perché alla fine anche Antonio sfrutta l’uccisione di Cesare per il proprio tornaconto. Cesare, che non è né buono né cattivo: cerchiamo di restituire al pubblico l’ambiguità del delitto.”

E si dà anche una rinnovata attualità a quelli che rimangono temi eternamente presenti nella storia: il potere, gli intrighi politici, la difficoltà di chi è spinto dall’ambizione pur cercando di restare un “uomo d’onore” –come ripete più volte, ambiguamente, Marco Antonio riferendosi all’assassino Bruto-. E non a caso, appunto, “Giulio Cesare è il testo politico per eccellenza di Shakespeare, centrato sul tema del potere. Ed è proprio questa, secondo me, la ragione principale del suo fascino, che resiste al tempo: un discorso sulla brama di potere aderente ai tempi in cui fu scritto, ma perfetto anche per i giorni nostri. Basti pensare ai giochi di palazzo ai quali assistiamo tutti i giorni.”

Dunque ecco questa nuova versione moderna, ma fedele all’originale, sia del Giulio Cesare, che del personaggio Marco Antonio, che Riondino, quanto mai eclettico, ha deciso di interpretare, dopo tanti ruoli cinematografici –dal poliziotto problematico de I falchi allo spacciatore innamorato de La ragazza del mondo, solo per citare gli ultimi film- perché: “Sul palcoscenico mi sento a casa, periodicamente devo tornare al teatro, che sento come un’esigenza. Ho la fortuna di lavorare con Rigola a dieci anni di distanza dalla sua Santa Giovanna dei macelli di Brecht, che vidi da studente dell’Accademia a Roma e che mi entusiasmò tantissimo. Con questo Giulio Cesare, da attore e non più spettatore, mi sembra di chiudere un cerchio.”

Lunedì 20 marzo 2017 alle 12:30:00
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