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Ultimo aggiornamento ore 23.12 del 19 Novembre 2017

Brexit, quali conseguenze per lo shipping? Le prospettive di Spediporto e Federagenti

Brexit, quali conseguenze per lo shipping? Le prospettive di Spediporto e Federagenti

Genova - A poco più di un anno dal referendum che scosse sia Bruxelles che il continente, ci si continua ad interrogare sugli effetti che la Brexit potrebbe avere sul settore shipping. A margine della serata del Propeller club organizzata nell’ambito della Genoa Shipping Week, danno le loro opinioni Giampaolo Botta, direttore generale dell’associazione degli spedizionieri genovesi Spediporto, e Gian Enzo Duci, presidente della federazione nazionale degli agenti marittimi Federagenti.

Netta l’analisi di Botta: “Sull’Europa arriverà l’onda della Brexit, ma per il Regno Unito sarà uno tsunami”, dato che le conseguenze ricadrebbero molto di più sugli operatori britannici. Prosegue Botta: “Agli inglesi si palesa uno scenario tutt’altro che rassicurante. Una delle preoccupazioni è come riusciranno a limitare il danno legato al fatto che il Regno Unito ha nell’Europa il principale mercato di riferimento e prendendo le distanze dall’Unione la prospettiva sarà il reinserimento dei dazi doganali per la merce che viene acquistata e rivenduta dagli Uk nell’Europa, riattivando politiche commerciali che potranno essere anche non favorevoli per loro”. La principale fonte di preoccupazione per gli spedizionieri d’oltremanica sarebbe l’aumento di burocrazia che andranno ad affrontare. D’altro canto secondo Botta quelli italiani saranno ” toccati in minima parte perché l’Italia non ha forti scambi commerciali con la Gran Bretagna. La sfida per gli operatori logistici è tutta inglese”.

Ancora tante le incertezze che complicano il quadro, perchè molto dipenderà dal risultato dei negoziati tra il capo negoziatore Ue Michel Barnier e il segretario per la Brexit David Davis, dato che una soft Brexit avrebbe conseguenze molto diverse da un’uscita hard. Duci, pienamente consapevole di questa difficoltà afferma però che sono già individuabili “settori in cui il semplice annuncio dell’uscita ha già provocato effetti significativi, come nello yachting, dove il solo timore di quello che potrebbe accadere ha fatto sì che negli ultimi 12 mesi moltissimi trasferissero la bandiera da Regno Unito a bandiere comunitarie come non si era mai visto prima. Quella maltese è diventata la bandiera più frequente per gli yacht”. Il cabotaggio nei mari italiani infatti non può essere effettuato se non con bandiera comunitaria, quindi i traghetti inglesi dopo l’uscita dall’Unione europea potrebbero non essere più ammessi. Un altro effetto temuto è il rischio congestionamento doganale nei porti degli Uk. “Il problema posto dal porto di Dover – conclude Duci, riprendendo le preoccupazioni condivise dagli stessi operatori britannici – è che la reintroduzione dei controlli doganali a fronte di 2 milioni e mezzo di container che arrivano su gomma provocherebbe una coda perenne di tir di trenta miglia sulle strade di accesso”.

Venerdì 30 giugno 2017 alle 15:00:40
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