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Ultimo aggiornamento ore 14.45 del 23 Gennaio 2018

Derby Lecce-Bari a porte chiuse, e se accadesse anche a Genova?

Derby Lecce-Bari a porte chiuse, e se accadesse anche a Genova?

Genova - Tifosi arrabbiati, presidenti delusi e Maroni perplesso; anno nuovo ma soliti problemi per il calcio italiano che proprio non riesce a trovare una via credibile ed efficace per risolvere il problema della violenza negli stadi. La decisione presa ieri dal Prefetto di Lecce di far disputare a porte chiuse il derby fra i salentini ed il Bari il prossimo sei gennaio alla ripresa del campionato, ha infatti riaperto il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e gli eventi calcistici che la tessera del tifoso, secondo i suoi promotori, avrebbe dovuto finalmente semplificare e standardizzare ai maggiori campionati europei, dove i tifosi rappresentano una risorsa e non un problema. Dopo le limitazioni imposte dal Casms nei giorni scorsi, con la vendita dei tagliandi vietata ai residenti nelle provincia di Bari, ma non ai tesserati, ieri è arrivato l’alt a tutti i tifosi e la decisione di disputare la partita a porte chiuse per “le criticità legate alla sicurezza degli spettatori allo stadio", anche in relazione agli incidenti dell’ultimo precedente nel maggio 2008. Niente derby dunque, né per i giallorossi né tantomeno per i baresi che ad inizio stagione avevano aderito allo “strumento di fidelizzazione” proposto dal Viminale, che avrebbe dovuto garantire il diritto ad assistere a tutte le trasferte.
Preso atto di quanto deciso per Lecce-Bari, ora diventa quasi obbligatorio chiedersi come e se questo precedente avrà un seguito nel prosieguo della stagione. Impossibile ad esempio non pensare alla stracittadina genovese, rinviata pochi giorni fa dal Prefetto (ma questa è un’altra storia), e teatro nelle ultime occasioni di incidenti fra le due tifoserie all’esterno del Ferraris. Lo scenario potrebbe essere lo stesso e con il fresco ricordo di Genoa-Milan del maggio scorso, potrebbe essere identica la decisione degli organi di pubblica sicurezza e simile lo spettacolo offerto da una partita senza pubblico. Una prospettiva che deve far riflettere, soprattutto quanti, forse con poca esperienza in tema “stadio”, avevano salutato con smisurato entusiasmo l’introduzione di un provvedimento che forse in queste ore subisce il colpo più significativo, sconfessato dalle decisioni dei Prefetti che poi devono gestire concretamente l’ordine pubblico, e da ultras e supporters che negli ultimi mesi hanno ne evidenziato l’inefficacia, dimostrata concretamente anche nel corso del campionato con situazioni al limite del paradosso.
Mentre i sindaci giustamente s’indignano, e i tifosi che per questo spettacolo pagano e non poco temono per le partite che aspettano per tutta la stagione, in Premier League si gioca anche in questi giorni di festa, con gli stadi pieni, i settori ospiti affollati e senza il bisogno di alcuna tessera. Tutto nella semplicità e nell’armonia più totale, quella che al nostro calcio non si addice proprio.

Giovedì 30 dicembre 2010 alle 11:00:02
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