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Ultimo aggiornamento ore 16.20 del 16 Gennaio 2018

La difficoltà di semplificare la Pubblica Amministrazione

La difficoltà di semplificare la Pubblica Amministrazione

Genova - Ogni cosa risente del tempo che passa e così anche le Istituzioni possono mostrare gli acciacchi dell’età. Adombrerei così per la Pubblica Amministrazione una sorta di ipertrofia normativa. Il numero delle leggi in vigore rischia, forse, di ingessare o, in qualche modo, rendere difficoltose le singole attività, le nuove iniziative imprenditoriali e gravoso lo stesso svolgimento lavorativo ordinario. E’ un’affermazione da smentire con immediatezza, in caso negativo, o, in caso contrario, sulla quale ragionare con attenzione e scrupolo. Una percezione che giunge proprio da un funzionario pubblico quotidianamente immerso nello stagno della burocrazia e che meriterebbe altrui, competenti e costruttive considerazioni. In fondo, chi meglio della categoria dei dipendenti pubblici può esprimere un giudizio sufficientemente diretto sulla questione. Categoria che, ogni giorno, fonda la propria esistenza lavorativa nella trattazione e nell’attuazione di leggi, regolamenti, circolari, decreti, bandi, ordini di servizio, eccetera; che, sulla base di tali strumenti, secondo le proprie competenze, sviluppa i rapporti e le possibili sinergie con l’utenza esterna. Detto questo, la (opportuna) riflessione andrebbe a carico, a parere dello scrivente, di coloro che, per ruolo istituzionale, producono gli assetti normativi. E’ palese che la società civile ha bisogno di saldi riferimenti giuridici e regolamentari cui appellarsi e nessuno, tantomeno chi scrive, intende contestare la attuale produzione legislativa; ma, come in tutte le cose, a titolo di esempio, un eccesso ed una sovrapposizione di segnaletica stradale, crea confusione, incidenti, ingorghi al traffico e l’immobilità come esito. Non va commesso l’errore di considerare tale pensiero come sfogo esistenziale e di liquidarlo, per comodità, solo come principio di esaurimento nervoso, da curare al più presto. In realtà, proprio una buona salute psicofisica fa provare imbarazzo nei confronti di una sburocratizzazione, delegificazione, semplificazione che purtroppo a stento si riconoscono nei fatti. Tutte le evocazioni fino ad oggi sbandierate come risultati immediati o quantomeno imminenti non hanno ancora espresso sostanza nel rapporto cittadino-istituzioni. A mero titolo esemplificativo e valutandolo come possibile indicatore di risultato, il numero dei ricorsi mi pare complessivamente in crescita. Ricorsi che riguardano ogni aspetto dell’attività istituzionale. Tale dato, da verificare con la competente attenzione, evidenzierebbe, se confermato, da un lato una difficoltà di comprensione cittadino-ente e dall’altro un malessere anche per la macchina amministrativa, i cui conseguenti ritardi e spese vengono assorbite sempre e comunque da noi cittadini. Nessuna proposta di cura per tale discrasia. Ritengo che stia altrove la competenza per inventarla. Ma, prima di tutto, occorre capire se concordiamo sullo stato di salute del paziente istituzionale. Il raggiungimento di un qualsiasi traguardo può avvenire soltanto dopo che si è condiviso da dove partire. Pertanto se i messaggi che giungono sono rassicuranti ed improntati all’ottimismo io mi ostino a crederci, così nella volontà di miglioramento dell’Istituzione pubblica.

Arch. Massimiliano Barbin Bertorelli
Funzionario Regione Liguria

Martedì 17 agosto 2010 alle 20:30:53
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