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Ultimo aggiornamento ore 18.00 del 18 Gennaio 2018

Marta Vincenzi: "Perché mi ricandido a sindaco di Genova"

Marta Vincenzi: `Perché mi ricandido a sindaco di Genova`

Genova - Care amiche e cari amici,
in questi mesi mi è stato chiesto più volte – e sempre con maggiore insistenza - di pronunciarmi in merito alle prossime elezioni comunali. La mia risposta è sempre stata la stessa, coerente con un certo modo di intendere la politica e l’impegno civile. Ho detto e ripetuto più volte, a chi me lo chiedeva, che come sindaco di Genova non posso e non voglio entrare nel merito di scelte che competono ai partiti, perché sarebbe un’invasione di campo e una mancanza di rispetto nei confronti degli iscritti e degli elettori. Ho avanzato, invece, una richiesta e l’ho fatto con forza e determinazione: essere valutati, io e la mia giunta, sulla base delle scelte fatte e del lavoro svolto.
Ho auspicato e sollecitato l’avviarsi di un dibattito pubblico, aperto a tutte le forze politiche di maggioranza, convinta che i processi partecipativi, se autenticamente inclusivi, non possono che rafforzare la politica.
L’ho fatto nonostante fossi consapevole che, scelte forti e difficili, nei primi anni di governo della città, avevano messo in gioco il consenso personale costruito in anni di passione e impegno politici . Ho puntato su sfide difficili: il risanamento del bilancio, la riduzione del debito. Per difendere i deboli senza voce e rappresentanza ho chiesto sacrifici a molti. Ho voluto il rilancio delle infrastrutture per abbandonare l'esclusiva logica del mattone senza rinunciare alla crescita, ho avviato la ricerca di investimenti legati alle sfide europee riorientando il ruolo del Comune verso smart city. Ho disegnato il nuovo piano urbanistico. Strategie che hanno bisogno di tempi più lunghi della scadenza del mandato. Probabilmente non ci sarebbero stati tanti attacchi se anziché fermare progetti in corso fossi scesa a patti con tutti coloro che mi chiedevano di chiudere un occhio. E in alcuni casi entrambi. Non l’ho fatto, assumendomene in pieno l’onere, certa che ne avrei pagato le conseguenze, come realmente è stato.
Scelte difficili che dovevano e potevano essere fatte solo da chi era abbastanza libera da mettere in gioco una parte del proprio consenso. Se avessi pensato a me e alla mia carriera o anche solo alla mia immagine, avrei potuto lasciare perdere. Nessuno mi spingeva in quella direzione.
Certo se la politica avesse condiviso con piu' forza l'obiettivo, avremmo comunicato meglio alla nostra gente il lavoro mio, della giunta, della maggioranza in consiglio comunale, avremmo compensato con la partecipazione e il coinvolgimento politico la durezza di questi anni.
Non do' responsabilità a nessuno delle critiche e degli attacchi, tantomeno al mio partito. Anzi chiedo scusa per certe mie durezze e asprezze. Ma se non si fossero fatte alcune scelte, oggi la nostra città , gia' a rischio di tenuta demografica e produttiva, sarebbe definitivamente condannata a non avere futuro.
Non sono attaccata alla “poltrona” e ho sempre dimostrato disponibilità e apertura nel sostenere soluzioni che garantissero il bene della città e l’unità del centrosinistra. E in merito al dibattito (e alle voci che sono circolate) è opportuno ricostruire quanto accaduto in questi mesi. Ad aprile di quest'anno il PD ha deciso di fare le primarie e mi è stato chiesto di partecipare, anche se costituivano un caso anomalo per un sindaco al primo mandato. La tesi era che un confronto democratico avrebbe arricchito e reso piú forte l'azione del PD e del Comune. Ho accettato, in nome dell'unità del partito, chiedendo, peró, garanzie rispetto al fatto che il confronto si svolgesse veramente sui contenuti e non sulle persone, perché la politica ha e deve avere, come unità di misura, il merito delle scelte che si fanno e non la simpatia e l’antipatia dei singoli. Di dibattiti sui contenuti se ne sono visti pochi, mentre i candidati si moltiplicano a vista d’occhio e il centrosinistra appare più diviso di prima.
A giugno, mi hanno detto che avrebbero appoggiato la mia candidatura se, in un sondaggio da realizzarsi da li a pochi giorni, fosse emersa una valutazione positiva del mio operato e di quello della giunta. In caso contrario avrei dovuto fare un passo indietro. Anche se il metodo può apparire singolare, l'ho accettato sempre in nome dell’unità. Di sondaggi, alla fine, ne sono stati fatti due. Poi il processo si è interrotto e non c’è mai stata occasione di avviare una discussione di merito. E non avendolo richiesto, nemmeno l’ho sollecitata.
A novembre, il giorno dopo l'alluvione, mi e' stato chiesto nuovamente di fare un passo indietro, assumendomi l’onere di indicare una persona che desse garanzie di competenze e continuità dell'azione amministrativa. Ho indicato 2 persone, una della giunta e una esterna. Anche questa soluzione, però, non corrispondeva alle attese di chi l’aveva proposta. M’é stato detto, allora, che forse era meglio che mi proponessero loro una rosa di nomi, all'interno della quale avrei dovuto scegliere. Non ho avuto il tempo di dire che ero stufa e che l'ipotesi era improponibile, perché non spetta a me ne' a loro proporre e scegliere; avrei voluto rispondere che era venuto il momento che si affidassero a un percorso democratico più rispettoso degli elettori e degli iscritti come si era deciso. Non ho avuto tempo di rispondere perché l’ipotesi, nel frattempo, è di nuovo cambiata: una rosa di nomi, che io dovrei avallare. Mi sembra meglio fermarsi. Nel frattempo la città sta vivendo la piú grave crisi della sua storia. Migliaia di lavoratori rischiano di perdere il posto, servizi fondamentali stanno per essere chiusi e lo spettro della precarietà rende incerto il futuro di decine di migliaia di famiglie.
Abbiamo avuto l’alluvione che ha inferto ferite profondissime alla nostra città; abbiamo ancora negli occhi e nel cuore la devastazione, la disperazione di chi ha perso gli affetti, la sofferenza di chi ha visto trascinare via dalla furia della natura la propria quotidianità e il futuro faticosamente costruito. Nulla potrà rimuovere o alleviare il dolore che porto dentro.
Ma mentre Genova ha di fronte la sfida più difficile, la debolezza della politica rischia di sfilacciare ulteriormente anche il tessuto democratico già messo a dura prova dalla crisi e dall’alluvione.
Avevo dato la mia disponibilità a ricercare soluzioni unitarie. Sono stata in silenzio in attesa di soluzioni che non sono mai arrivate, mentre si moltiplicavano le riunioni separate, i tavoli riservati, e il chiacchiericcio mediatico.
Tutto questo non è più accettabile. Bisogna che i cittadini riprendano in mano la politica, diventino artefici consapevoli delle scelte che li riguardano, siano protagonisti veri di una stagione politica realmente nuova che metta la parola fine a vecchie e nuove caste.
Che e' appunto il motivo per cui deve vivere il Partito Democratico.
Sento la responsabilità di difendere le scelte fatte in questi anni che, come ho detto, sono state difficili e hanno costretto molti a conferire una parte delle proprie, legittime, convenienze in favore di un bene comune.
Sento dentro di me il dovere civile di impegnarmi, come ho sempre fatto, per difendere i principi di democrazia, insieme all’unità del partito e di tutto il centrosinistra. Non da sola, ma con i cittadini che vorranno essere con me in questa nuova e difficile sfida. Per la nostra città, per difendere i diritti di tutti, per garantire anche coloro che non hanno voce. Una sfida che non sarà mai contro il Partito Democratico ne' contro i Partiti della coalizione.
Per questo non mi tiro indietro.

Marta Vincenzi

Martedì 13 dicembre 2011 alle 14:15:31
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