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Ultimo aggiornamento ore 16.20 del 16 Gennaio 2018

Pause e malasanità al San Martino di Genova

Pause e malasanità al San Martino di Genova

Genova - un’amara rassegnazione… che tanto non cambierà nulla e che non posiamo fare nulla…ma quando si tratta dell’ambiente ospedaliero, è forse troppo difficile invece trattenere la rabbia istintiva e trovare la lucidità di denunciare. Era il 24/11/2011 ricevo una telefonata e corro al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Martino. Sono circa le 19.50 e quando arrivo al Pronto Soccorso, salgo al Primo piano, scala B e ritrovo mia zia nell’ unità di Medicina d’urgenza, atrio degenza. Parlo con la dottoressa di turno che mi conferma che non ci sono particolari problemi. L’insufficienza respiratoria poteva esser stata procurata da obesità, forse piccola embolia polmonare, ma che con calma avrebbero verificato nei giorni successivi.
Quando ritorno nell’atrio sono le 20.05 e sento un primo segnale che mi colpisce ed è il rumore ripetitivo del segnale di richiesta di assistenza che sembra provenire dalla stanza dove si trova mia zia e subito trovo conferma trovando la spia luminosa verde sopra la porta della stanza. Passano venti minuti, sono le 20.25 e il segnale continua ad essere acceso, ma nessuno del personale si fa vedere; decido di andare a cercare qualcuno, un infermiere, un inserviente, ma nei corridoi non c’è nessuno, in sala infermieri/medici nessuno, solo l’armadietto delle medicine completamente aperto e senza nessuna sorveglianza!. Finalmente incontro un barelliere che, alla mia richiesta di trovare qualcuno del personale, mi guida fino alla sala cucina, dove i miei timori trovano fondamento: le 4 infermiere di turno si stanno godendo un bel caffè e quattro chiacchiere in compagnia, come si fa di solito con le amiche al bar.
Peccato che siamo in un pronto soccorso e un segnale di richiesta di assistenza sta suonando da 20 minuti! Mi sono permesso di far notare loro la cosa, e alla giustificazione “in cucina non si sente il suono dell’allarme! Lo abbiamo già segnalato a chi di dovere!”, tra me e me penso allora cosa stessero facendo tutte lì senza nessuno che stesse in un posto dove invece il segnale si sarebbe potuto (e dovuto) sentire.
Ottengo però la loro attenzione e, di ritorno dalla gestione dell’emergenza, esprimo loro il mio malessere e chiedo spiegazioni sull’accaduto. Ma stavo per ricevere un’altra delusione. Una delle quattro infermiere, per dimostrare la fondatezza della sua giustificazione, prova a raggirarmi inscenando una simulazione fasulla: ultimo tentativo di nascondere il fatto che il personale era conscio che in cucina non si sarebbe sentito il segnale di richiesta assistenza. Messa alle strette, l’infermiera mi ha porto alla fine le sue scuse e mi ha congedato dicendomi che tutto era sotto controllo e che le condizioni di mia zia non destavano preoccupazioni, che comunque l’avrebbero tenuta per gli esami di controllo. La notte dopo, il 26/11/2011 alle 2.15 del mattino, una telefonata sul cellulare mi annuncia che mia zia è deceduta.

Lettera firmata

Mercoledì 14 dicembre 2011 alle 20:30:31
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