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Ultimo aggiornamento ore 18.44 del 22 Gennaio 2018

Pendolari in rivolta. E hanno ragione

Pendolari in rivolta. E hanno ragione

Genova - Tra i pendolari della Liguria e lo smantellamento del servizio ferroviario regionale non c'era un se ma un quando: era solo questione di tempo.
Tra una riunione e l'altra, tra una pacca sulle spalle e una manifestazione di protesta, tra un rimbalzo di responsabilità e una rassicurazione, si stava assestando la picconata risolutiva al sistema di trasporto ligure quella che, se non alimentasse ricordi ben più drammatici, potremmo definire la "soluzione finale". Tra i pendolari, donne e uomini che ogni giorno utilizzano la strada ferrata per recarsi al lavoro, aleggiava da tempo l'idea che la fine dello "status quo" fosse imminente: la sporcizia, i ritardi e i malfunzionamenti cronici del sistema ferroviario erano diventati aspetti quasi sopportabili. Perché chiara era la svolta che si sarebbe presentata nel breve termine. La picconata è arrivata, in un anonimo mercoledì sera, nel corso di una riunione all'undicesimo piano del palazzo della Regione. Il compito di annunciare quello che già sapevano tutti è toccato a Enrico Vesco, assessore regionale ai trasporti: dall'altra parte del tavolo i comitati dei pendolari e le associazioni dei consumatori. I quali, per quanto preparati a ricevere pessime notizie, sono rimasti a bocca aperta.
Nei progetti dell'assessore c'è lo smantellamento del servizio ferroviario così come l'abbiamo conosciuto. I provvedimenti annunciati ai comitati sono da brividi: aumento di 50 euro o, in subordine, rimodulazione su base chilometrica della Carta Tutto Treno (il titolo, parzialmente finanziato dalla Regione, che consente ai pendolari, in abbinamento all'abbonamento regionale, di utilizzare i treni Intercity ed Eurostar City); aumento del 5% del costo dell'abbonamento mensile; riduzione del 40 % (non è un refuso, salteranno quattro treni su dieci!) della flotta dei convogli circolanti in Liguria; drastica riduzione dei treni regionali nel fine settimana; modifica di tipologia dell'Euro Star City 35273 che, dal 10 dicembre, diventerà Frecciargento (in sostanza lo stesso treno con un nome più "figo", a un prezzo più caro, che non potrà essere utilizzato con la Carta Tutto Treno e che perderà le fermate di Rapallo e Chiavari. Un annuncio che ha gettato nel panico i 400 pendolari che lo utilizzano, i quali saranno costretti a ripiegare su treni serali e consumare la cena a orari "spagnoli"). Un bollettino di guerra.
Guerra come quella che già annunciano i pendolari che, nei corridoi dei treni, sui marciapiedi delle stazioni e sui social network, stanno affilando le armi e si preparano a un'offensiva senza precedenti all'ente di piazza de Ferrari. E non hanno torto.
La conformazione territoriale della Liguria, infatti, rende il treno il monopolista del trasporto pendolare: muoversi su gomma è infatti così penalizzante, a causa dell'assenza di infrastrutture, che utilizzare auto condivise o pullman per spostarsi nella nostra regione è illogico.
Un ritocco ai prezzi dei treni, dunque, dovrebbe essere materia da Antitrust. C'è poi l'aspetto ambientale: si spendono milioni per adeguare le nostre abitudini ai più moderni ritrovati ecocompatibili e poi si aggredisce il mezzo meno inquinante per viaggiare. Infine c'è l'aspetto economico: il trasporto ferroviario è stato già colpito da una miriade di aumenti e la rivoluzione che si annuncia non è solo ingiusta ma è anche, soprattutto, economicamente insostenibile. Si mettono le mani nelle tasche (vuote) della gente nel modo più odioso, e cioè colpendo le necessità fondamentali, com'è il recarsi sul posto di lavoro. Si obbligheranno i cittadini a rivedere le proprie abitudini, a riconsiderare le proprie scelte professionali, a modificare (in peggio) il proprio standard di vita. Lo stato sociale italiano, nonostante la pressione fiscale al limite del pazzesco, non solo continuerà a non occuparsi delle madri di famiglia (i nostri assegni familiari sono vergognosi) ma le lascerà sul marciapiede di una stazione, ad aspettare un treno che non c'è. In piazza De Ferrari, così dicono i pendolari che hanno partecipato alla riunione di ieri, pare aspettino un grosso aiuto dal nuovo governo, come se Mario Monti fosse un novello Babbo Natale capace, con un esecutivo nato per evitare il default del paese, di risolvere i problemi di regioni - cicala, che invece di accantonare risorse le hanno sprecate e ora piangono sul latte versato.
Ma é tardi. Ora ci sono ventimila persone che si sentono derubate del diritto alla mobilità e che sono pronte a tutto per rivendicarlo. Pronte a scendere in piazza e scioperare (come fanno i ferrovieri una volta al mese, oggi compreso): veramente la nostra classe dirigente, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, vuole dare vita questo braccio di ferro?.

Giovedì 17 novembre 2011 alle 15:47:02
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