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Ultimo aggiornamento ore 22.42 del 21 Gennaio 2018

Scioperi e dignità, i calciatori e il mondo del lavoro

Scioperi e dignità, i calciatori e il mondo del lavoro

Genova - Insegnanti, metalmeccanici, ricercatori, operai, impiegati, dipendenti del trasporto pubblico, e calciatori. Trovare gli intrusi nella poco piacevole lista delle categorie che quotidianamente sono costrette a scioperare e manifestare per difendere il proprio posto di lavoro è molto semplice, eppure se tutto andrà come pretende l’Associazione Italiana calciatori, il prossimo 11 e 12 dicembre dovremo considerare nella lista anche i giocatori della serie A. Accostare la parola sciopero, ma anche solo pensare ad una situazione di disagio per una delle categorie più agiate e pagate della nostra sfera lavorativa, fino a ieri sembrava impossibile, eppure l’agguerrito sindacato di Sergio Campana ha interrotto tutte le trattative con la Lega prospettando lo sciopero della massima serie per l’ultima giornata di campionato del 2010. Inutile negarlo, considerare Luca Toni o Giampaolo Pazzini (non ce ne vogliano se li utilizziamo come esempi ben retribuiti del calcio cittadino) al pari di lavoratori a rischio del Carlo Felice, della Piaggio o di Fincantieri, francamente ci risulta molto difficile, non solo per la garanzia quasi totale del contratto e della retribuzione mensile, ma anche per la certezza di non vedere messo a repentaglio il proprio posto di lavoro. Il punto che ha fatto saltare l’accordo è infatti quello che riguarda i trasferimenti coatti e le condizioni fuori rosa, in pratica l’Aic si batte contro la possibilità che un giocatore possa essere trasferito da una società all’altra seppur con le stessa condizione economica. Richiesta giusta, ma che come per l’intera vicenda, stride con la situazione attuale di un paese in crisi economica ed occupazionale. Quanti sono i lavoratori che da un giorno all’altro sono stati costretti al trasferimento da una città all’altra per non perdere il proprio posto? Tanti, tantissimi, e per cifre di gran lunga inferiori a quelle di un calciatore anche di una squadra di medio o bassa classifica. “Noi lottiamo per i nostri diritti, non per i soldi –ha spiegato ieri a Sky Sport Cristiano Lucarelli- chi è intellettualmente onesto lo sa già, diciamo no ai trasferimenti coatti e ai fuori rosa. In Italia non difettano certo demagogia e moralismo: visto quel che si è detto dello sciopero dei calciatori, mi viene da pensare che a questo Paese manchino i professori universitari, ma non quelli di demagogia”. Ritenere inopportuno questo sciopero non è demagogia, ma semplice analisi di quella che è la situazione circostante, fatta di precariato e crisi economica, che rendono poco adatta al momento la scelta dei giocatori. Una sensazione che ha espresso anche il difensore della Juventus Giorgio Chiellini, il quale da pochi giorni ha firmato il rinnovo con la società bianconera: “Come appassionato di sport e di calcio e come calciatore, mi auguro che si trovino altri strumenti, con il buon senso da entrambe le parti, per proseguire il confronto sul rinnovo del contratto collettivo. La passione dei tifosi è la base di questo sport e mi auguro che le parti si accordino evitando di bloccare il campionato. Ho sempre sostenuto l'Aic, che da decenni tutela con grande attenzione i calciatori e i professionisti delle serie minori". Già i tifosi, probabilmente i più delusi ed arrabbiati dalla scelta di coloro che indossano le maglie per le quali sono sempre pronti a spendere soldi per abbonamenti, biglietti costosissimi o viaggi da una parte all’altra dell’Italia. Persone che la domenica inneggiano ai campioni e il lunedì devono fare i conti con una famiglia da mantenere, un contratto a termine e una busta paga dimezzata dalla cassa integrazione.

Giovedì 2 dicembre 2010 alle 15:15:20
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