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Ultimo aggiornamento ore 15.18 del 19 Settembre 2017

Cessione Genoa, Preziosi chiarisce: «Ecco come stanno le cose»

Cessione Genoa, Preziosi chiarisce: «Ecco come stanno le cose»

Genova - Attraverso una lunga intervista all'emittente Telenord, Enrico Preziosi ha spiegato l'evolversi della trattativa per la cessione del Genoa.

«Non mi risulta che Gallazzi abbia un portavoce. Se c'è qualcosa che non va bene, Gallazzi ha la possibilità di chiamarmi. Gli articoli usciti? Servono solo per destabilizzare l'ambiente Genoa, perché si sa che Preziosi è contestato ed è facile gettare benzina sul fuoco e creare disagio a questa società. Quindi, non c'è stata alcuna interruzione di trattativa, assolutamente. Non ho mai dichiarato "Io non vendo", solamente un demente può dire una cosa del genere, chi lo dice è uno che fa delinquenza professionale, perché uno che dice cose prive di fondamento andrei a denunciarlo all'Ordine dei Giornalisti. È qualcosa di insopportabile. Poi, se si vuole cavalcare l'umore è molto più semplice».

«Detto questo, io vorrei fare un punto sulla situazione e dire esattamente cosa c'è, visto che nella mia vita ho venduto e comprato diverse società. Per vendere una società dev'esserci un'intesa, una manifestazione di interessi. Parte da una lettera d'intenti, nella quale si stabiliscono i parametri, i valori. Dopodiché si accede a un avvio di licenze. Nel caso in cui le richeste e le condizioni espresse nella lettera d'intenti siano accettate, si accede al signing, che è un contratto, e poi al closing».

«Noi abbiamo risposto alla lettera. Ho parlato con Anselmi, il quale mi ha detto che si sarebbero presi due-tre giorni di tempo per rispondere. Adesso ha cose sue personali da fare e ha rimandato la risposta alla prossima settimana. Una volta che mi risponderà positivamente, o vorrà discutere di qualcosa, noi siamo qui. Se risponderà negativamente, salterà la trattiva e non se ne farà più niente. Io voglio sperare che non ci sia questo tipo di risposta. Per quello che mi riguarda le cose vanno avanti, perché i segnali fanno presagire che la trattativa vada avanti, a meno che ci siano le condizioni in cui uno dice una cosa e l'altro ne dice un'altra».

«Non c'è stato nessuno staff pronto a fare la due diligence ieri. Nessuno è venuto ieri a Pegli, c'era Anselmi a Genova ma non c'era uno staff pronto a fare una due diligence. Anche perché, le condizioni che si erano stabilite a cena erano relative alla firma di una lettera d'intenti, per poi procedere al resto. C'è qualcuno che pensa che ci siano i puffi, io a queste persone che si divertono a fare i cretini che i conti sono in trasparenza e che tutti i santi mesi siamo sottoposti a controllo. I conti sono migliori di quanto loro pensano e sono migliori di quanto gli altri possano pensare. Ma in tutti i casi, i debiti li ha sempre pagati il signor Preziosi e li continuerà a pagare, qualora dovesse rimanere ancora proprietario. Per un mese, un anno o dieci. Questo lo dice la storia. I debiti non li ha pagati né un genoano, né un gneovese. Li abbiamo sempre pagati io e la mia famiglia. Voglio aggiungere che, qualsiasi cosa succeda, il Genoa andrà avanti tranquillamente e serenamente senza nessun problema per il futuro. Anzi, se non dovesse esserci un accordo faremo quello che è giusto fare. Per mettere in sicurezza il Genoa e per far tacere tutta quella gente che fino a ieri ha parlato per niente».

«Noi siamo serenissimi. Io sono intenzionato a vendere. Ci dev'essere qualcuno che sia interessato a comprare, altrettanto seriamente. Mi sembra che ci sia, i rapporti sono buoni. Io non riesco a capire perché ogni volta, qualcuno si diverte a inventare cose che non esistono. Io dico che le condizioni le detta il padrone dell'oggetto, o comunque chi possiede qualcosa. Io sono sereno, aspetto che mi diano una risposta. Se non ci sarà accordo su qualche piccolo particolare, lo analizzereo da persone per bene. Certamente, una cosa che deve essere chiara a tutti è che io sono qui per il rispetto che porto agli oltre 17mila abbonati, che hanno diritto di sapere cosa succede. Però non ho molto tempo a disposizione, perché la società non può stare in una condizione tale. C'è l'assoluto bisogno di una guida. Io sono qua per parlare con i ragazzi, per incitarli per domenica, per il mercoledì successivo, e così via. Ciò che interessa a noi è portare a casa i punti, prima di tutte le altre storie. Noi non possiamo lasciare la società in questa situazione molto a lungo.

«Il presunto portavoce di Gallazzi? Se è davvero questo pagliaccio, che si è presentato come tale, invito il dottor Gallazzi a far chiarezza su questo punto perché sicuramente non è espressione delle sue volontà. Detto questo, aspetto serenamente una risposta, che arriverà settimana prossima. Io non ho motivo di credere che non ci sia questa lettera di risposta, mi è stata assicurata. Gli do il tempo necessario di valutare ciò che è scritto in quella lettera, perché quelli sono i parametri a cui io tengo».

«Gallazzi mi ha detto che si sarebbe preso due o tre giorni di tempo per riflettere, queste sono trattative un po' complesse. Ci sono aspetti da valutare. Non è vero che io ho fatto un rilancio, ho solamente detto quali sono le condizioni, i parametri. Anzi, accetto l'offerta che mi ha fatto Gallazzi. Ma il problema sono i paramteri, con cui si valutano le società. Valutazione del Genoa? È stata già data dall'offerta di Gallazzi, che io ho accettato. Mi è stata fatta un'offerta, probabilmente quando mi è stata fatta l'offerta non c'erano certe voci che poi sono emerse. Bisognerà tener conto di queste voci. La prassi vuole che ci sia una lettera d'intenti».

«Una squadra di calcio non è come un'azienda, perché suscita tanto interesse tanto a Genova, quanto in Italia. C'è molta attenzione e c'è altrettanta pressione. Le regole sono semplici, il problema è che quando si parla di calcio talvolta si esce fuori dalle regole. Perché c'é un interesse mediatico fortissimo. C'è chi vuole speculare. Io sono nella condizione di essere serenissimo. Posso vendere e vorrei vendere, così farò felice alcuni tifosi e qualche giornalista. Ma per vendere ci devono essere le condizioni che devono essere condivise con il compratore. Queste condizioni poi saranno pubbliche, perché diremo se avremo concluso o non avremo concluso. Avremo l'obbligo di spiegare».

«I debiti mi fanno ridere, non sarà un problema. La famiglia Preziosi è in grado di affrontare tutto. Mi aspetto serietà, se abbiamo aperto le porte è perché pensiamo che questa trattativa possa andare nel verso giusto. Per accedere alla due diligence bisogna firmare quella lettera. Nessuno al mondo mi può dire cosa devo fare, io devo fare quello che è giusto per me, per la mia famiglia e per il Genoa. È ora di fare chiarezza».

«C'è un tempo per iniziare e un tempo per finire. Non è che sono felice o sono infelice, sono serenamente consapevole che c'è una situazione anche da parte mia di stanchezza. Ma fino a quando avrò il comando di questa società ho l'obbligo e il dovere di farla funzionare. Domenica ero molto arrabbiato per il risultato, ma soprattutto per l'atteggiamento della squadra nel primo quarto d'ora. Ma non è che un risultato possa condizionare la trattativa. Io vendo perché è giusto che sia così, perché spero che dietro questa società che è pronta a comprare ci siano capacità d'investimento che al momento io non ho».

Venerdì 15 settembre 2017 alle 12:37:18
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