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Ultimo aggiornamento ore 21.00 del 19 Agosto 2017

Gallazzi confessa: «Entro il 31 luglio il closing, sennò ognuno per la sua strada»

Gallazzi confessa: «Entro il 31 luglio il closing, sennò ognuno per la sua strada»

Genova - Giulio Gallazzi, a capo di Sri Group, ha concesso a Telenord una lunga intervista per fare un po’ il punto sulla trattativa legata alla cessione delle quote societarie del Genoa.

«Sono una persona che tendenzialmente parla solo a giochi finiti, ho accettato il collegamento esclusivamente perché c’era una fuga di notizie più o meno veritiere. Mi sembrava corretto riportar le cose al punto giusto. Prima di tutto il Genoa ha una proprietà, ha una sua gestione di cui bisogna tenere grande rispetto perché si rischia di parlare di cose che non si sono concretizzate. Ai miei ho chiesto di essere riservati, nel rispetto di questa realtà. Alla quale ci accostiamo con grande rispetto, ma con la voglia di presentare un progetto valido. Il punto della situazione è che noi stiamo lavorando, stiamo definendo quello che potrebbe essere l’accordo definitivo. L’accordo però non è stato ancora definito. Ho visto una lista di voci di quelle che potrebbero essere le giornate, prima di tutto bisognerà trovare l’accordo sui punti di questo contratto e a quel punto la firma sarà veloce credo. È vero che la cosa dovrebbe risolversi entro il 31 luglio, altrimenti oltre quei tempi si perderebbe l’energia e la possibilità di affermare il progetto. Stiamo andando avanti, manca poco teoricamente, ma quel poco può essere una parte importante dell’accordo. In questo momento dobbiamo tenere molto rispetto della proprietà attuale».

Eranio in società - «Stefano è un mio amico, è la persona a cui ho chiesto della storia del Genoa. Abbiamo passato ore a parlare, gli ho chiesto cosa significa essere genoano, vestire questi colori e amare questa squadra. Non c’è dubbio che se dovessimo arrivare a conclusione, chiederei a Stefano di far parte di questo disegno. Stefano credo che accetterebbe e spero lo faccia, al momento opportuno credo che Stefano sia una delle prime persone che vorrei al mio fianco».

La figura di Preziosi - «Preziosi è una figura importantissima nella storia del Genoa, è un presidente che ha amato e ama il Genoa, lo si percepisce parlandoci. Tutti i tifosi sanno quanto questo presidente ha vissuto intensamente questa esperienza. Fossi in lui sarei il primo arrabbiato di questo giro di nomi, lui è il proprietario attuale, è la persona a cui il Genoa deve fare riferimento a oggi. Se e quando noi arriveremo a definire questo progetto, sarà nostra cura entrare in questa squadra dal di dentro. Non ho mai parlato con alcun dipendente del Genoa, non sono mai stato in sede. Mi sono avvalso di professionisti che ho scelto per valutare questo progetto. Ho un grande rispetto del corso attuale, non ritengo sia opportuno adesso dire che cosa faremo se e quando saremo in possesso delle quote del Genoa. Perché non è corretto nei confronti della proprietà attuale. Se noi pensiamo di fare un progetto è perché sappiamo cosa facciamo e sappiamo di avere le risorse di saperlo fare, altrimenti non faremo il progetto. La mia storia imprenditoriale parla di questo».

Il modello a cui si ispira - «Penso che il calcio italiano sia un prodotto che non è stato rigenerato secondo quelle che sono le caratteristiche di un mercato oggi molto competitivo che si sviluppa a livello mondiale e globale. Penso che il calcio italiano sia oggi un prodotto che non ha ancora espresso il proprio potenziale e sia sottovalutato. Dal punto di vista del Genoa, ritengo che il Genoa sia una grande comunità. 1893 è una lunga storia, se penso che mio nonno era un ragazzo del ’99 e devo andare due generazioni indietro, vedo che il Genoa c’era già. Quindi il Genoa ha una storia che supera la vicenda umana, ha una storia che supera la vicenda di un’azienda. Non importa se si detengono le quote, non lo si possiede. Lo si custodisce, lo si protegge e si prova a dare un apporto di sviluppo. Quello che io penso del Genoa è che il Genoa sia una grande comunità di tifosi, inserita in una grande città, che ha una possibilità di costruire una sinergia. Costituendo una vera e propria piattaforma che dev’essere inclusiva delle persone che hanno la fede in questa squadra, inclusiva delle istituzioni e di quelle che sono tutte le aree contigue che possono essere coinvolte in un progetto di questo genere. Io nel Genoa ho visto un’opportunità di business, non lo nascondo, sono un imprenditore. Perché ritengo che il marchio sia espandibile e sviluppabile ancora di più a livello internazionale. Penso che questa realtà possa essere una realtà che si proponga sui mercati tipici e sui mercati digitali in maniera importante, allargando la propria community. Penso che all’interno del calcio italiano il Genoa possa diventare un veicolo importante. Quindi, sono un uomo di sport e un uomo di business. Ho visto in questo la passione e l’idea di fare un grande progetto di sport, ma sono un uomo di business perché ritengo che l’azienda oggi non esprima il proprio valore. E credo che possa con un piano sostenibile andare a raggiungere livelli più importanti. Non sto dicendo che fino a oggi non sia stato fatto nulla, ma ritengo che si possa fare ancora di più se ci si rivolge al mercato internazionale. Per quanto riguarda il discorso dei capitali, il discorso è molto semplice. Il nostro modello è di costruire un’azienda solida, capace di avere un piano di sviluppo sostenibile, con un management forte. E questo soggetto sarà in grado di andare incontro al mercato dei capitali. L’obiettivo sarà costruire un progetto che attiri l’interesse degli investitori, a quel punto quando il progetto sarà radicato sarà possibile un luogo sicuro dove fare intervenire un azionariato diffuso. La mia ispirazione sono le realtà dominanti del calcio internazionale, che guarda caso sono polisportive ad azionariato diffuso. Sono soggetti che sono stati in grado di costruire progetti a lungo termine e queste realtà sono andate verso i capitali, non il contrario».

Mercoledì 19 luglio 2017 alle 15:08:31
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