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I colori delle note | Foto

I colori delle note<span class=´linkFotoA1Articolo´> | <a href=´/fotogallery/le-note-dei-colori-43_1.aspx´ class=´FotoVideoA1´>Foto</a></span>

- La pittura non è che una melodia di colori e la musica una sinfonia di cromature sonore. Da sempre l’uomo ha sentito il bisogno di esprimere se stesso attraverso queste due arti e non può esserci un maggior trionfo di colori ed emozioni quando i pittori rappresentano la musica. Lo ha evidenziato ieri sera la conferenza tenuta nella sede dell’associazione Arte in Campo da Daniele Grosso Ferrando, “I colori della musica. Dialogo tra arte e musica da Giotto a Warhol”, accompagnato da violino, chitarra e percussioni.
Si è trattato di un ripercorrere la storia della rappresentazione musicale nelle arti figurative: tutti i grandi artisti di ogni epoca e ogni movimento hanno dipinto la musica, in chiave allegorica, mitologica, realistica, simbolica o surreale. Tutti, da Caravaggio a Tiziano, da Vermeer a Degas, fino a Gauguin, Picasso e Klee hanno voluto omaggiare quest’arte, che gli antichi ritenevano ispirati dalla musa Euterpe, ma quello che più stupisce è la presenza femminile, non solo tra i soggetti, ma tra i pittori stessi. Infatti nel corso dei secoli, sono state molte coloro che hanno raffigurato la musica dipingendo suonatrici o esse stesse intente a suonare uno strumento. La capostipite è stata nel ‘600 Artemisia Gentileschi, che ha dedicato diversi dipinti, così come il padre Orazio, a Santa Cecilia, la protettrice dei musicisti, e poi Sofonisba e la Tintoretta, la contemporanea olandese Judith Leyster, per poi passare alle quasi mai citate donne impressioniste: Berthe Morisot e Mary Cassat, fino all’americana Lilla Cabot Perry e a Tamara De Lempicka, con le sue donne eternamente sensuali.
La sensualità, non a caso, si accompagna molto spesso alla musica: ne sono il principale esempio i maestri olandesi definiti “caravaggisti di Utrecht”, come van Honthorst e van Baburen, in cui non mancano mai accanto agli strumenti musicali e ai suonatori la presenza del vino e delle prostitute, a indicare come passione e ispirazione derivino dall’ebbrezza e dall’amore, e come sempre, nel corso della storia antica, le cortigiane fossero donne colte, conoscitrici delle arti e uniche degne di partecipare ai simposi maschili.
Si tratta di artisti che rappresentano in modo molto più gaudente la vita, rispetto alla maggior serietà e pudicizia degli italiani, che spesso, come fanno Tiziano o Baschelis, il più grande pittore barocco italiano di nature morte, sottolineano in modo simbolico come il finire di una melodia rappresenti anche la caducità della vita stessa. E memorabili tra le nature morte sono gli strumenti musicali di Picasso, che li ha scomposti attraverso il cubismo o le sculture di Arman, che spacca letteralmente violini e chitarre. Da citare, poi, tra gli strumenti rappresentati, un’eccezione quale lo scacciapensieri di van Baburen e la cornamusa di Terbrugghen, al cui suonatore non si gonfiano le guance in rispetto del canone classico, che non voleva la deformazione del viso di chi suona gli strumenti a fiato. E poi il clavicembalo, che era consigliato alle donne perché permetteva di mantenere una postura elegante; e il suo derivato, il pianoforte, che Manet rappresenta eccezionalmente con l’utilizzo del nero nel raffigurare la moglie intenta a suonarlo. E poi ci sono le sterminate schiere di putti e angeli suonatori e cantori negli affreschi e nei dipinti del medioevo e del rinascimento, come quelli di Melozzo da Forlì o Van Eyck, insieme alle numerose raffigurazioni del divino Apollo e di Orfeo.
Infine c’è la rappresentazione del suono attraverso i colori e i movimenti, grazie ai Futuristi e alle opere di Kandinsky e Klee, che hanno cercato di tradurre le note e le sensazioni da esse prodotte in forme e colori, ispirandosi rispettivamente a Schönberg e Bach.

Per approfondire il lavoro di Medea Garroneclicca qui

Domenica 6 ottobre 2013 alle 14:00:50
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