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Ultimo aggiornamento ore 22.42 del 21 Gennaio 2018

Il partito dell’ardesia: nuove prospettive per il culturismo edilizio in Liguria

Il partito dell’ardesia: nuove prospettive per il culturismo edilizio in Liguria

- Il senatore Della Seta, del Partito Democratico, ha dichiarato qualche giorno fa che il piano casa attualmente in discussione presso il consiglio regionale ligure “è di gran lunga il peggiore d’Italia” perché consente “il via libera più generalizzato a una nuova cementificazione incontrollata in una regione che è già satura di cemento”.
In attesa del testo definitivo, che dovrebbe essere pronto a fine mese, una breve rassegna delle parole dei nostri amministratori a proposito del piano casa è sufficiente a dimostrare chiaramente come il senatore del Pd abbia preso un enorme abbaglio, e non solo, mostra anche lo stupefacente processo di lievitazione che ha avuto il piano casa ligure dal disegno di legge del luglio 2009 a oggi. Un processo che gli permette di puntare dritto a diventare il miglior piano casa degli ultimi centocinquant’anni. Il tutto nonostante l’ostacolo continuo da parte dei “poteri forti” regionali, guidati come al solito dagli ambientalisti.

Nel disegno di legge presentato dalla Regione a luglio, il piano casa veniva presentato come una risposta al fabbisogno abitativo delle famiglie che non vivono nei condominii (notoriamente le meno abbienti). Il Presidente della Regione si dichiarava infatti preoccupato di ricevere “molte lettere di capifamiglia che mi fanno presente la difficoltà di trovare casa per i figli che si sposano o per altre esigenze”. Allo stesso tempo però, non perdeva l’ottimismo dei grandi leaders, andando dritto al nocciolo della questione, che non è certo quello dei prezzi delle case o degli affitti: “in molti di questi casi un piccolo ampliamento può risolvere grandi problemi”, diceva il Presidente, paterno.

Col passare dell’estate però, ai fabbisogni abitativi dei capifamiglia nostrani si sono aggiunti altri fabbisogni, più economici che abitativi (quelli della Consulta per l’Edilizia?), ma ugualmente degni di sane “iniezioni di fiducia”. Che senso ha discriminare gli edifici produttivi da quelli abitativi? Non sono edifici anche gli uffici e le aziende? Non hanno forse il diritto di irrobustirsi un po’?
Ecco che, democraticamente, il diritto al rinvigorimento volumetrico ha cominciato ad imporsi anche per i piccoli imprenditori, come ha sostenuto, con grande umanità, l’Assessore Regionale all’Urbanistica, di recente: “Personalmente non mi sento, in tempo di crisi, di precludere ai piccoli imprenditori la possibilità di allargarsi.”

Già da queste poche parole, si capisce che definirlo semplicemente un “piano casa” è ingiusto e restrittivo. Come le volumetrie degli edifici, il concetto stesso di piano casa tende volentieri ad “allargarsi”, perché ha degli obiettivi non da poco. È una risposta perentoria e coraggiosa alla crisi economica internazionale. E il coraggio, in politica come in economia, è merce rara. Questo dev’essere riconosciuto.

Ma la portata del piano non si ferma qui. Alle critiche più ottuse degli ambientalisti, i nostri amministratori ricordano benevolmente come il piano casa risponda non solo alle esigenze delle famiglie e alle misure anticrisi, ma anche alle necessità dell’aspra lotta alla cementificazione: “la linea della Regione è quella di un equilibrio tra le necessità di alcune famiglie o di alcuni artigiani e la lotta alla cementificazione”, sostiene l’Assessore all’Urbanistica, inflessibile e mediatore allo stesso tempo. E qui sta il vero capolavoro balistico. Sarebbe troppo semplice sostenere che la lotta alla cementificazione equivale tout court alla lotta contro il consumo del suolo, magari evocando deprimenti valutazioni statistiche secondo cui la Liguria avrebbe consumato negli ultimi vent’anni il 45% della propria superficie libera da costruzioni, su una media italiana del 17%. Nelle parole dei nostri amministratori la lotta alla cementificazione sembra spostarsi su un altro piano: significa lotta al cemento in senso letterale, ossia lotta al monopolio del cemento sugli altri materiali di costruzione. Abbiamo inondato la Liguria di cemento. Ora basta. Inondiamola di ardesia. Premi e bonus, in termini di volumetria, saranno infatti dispensati a chi utilizzerà materiali tradizionali per le proprie escrescenze architettoniche.
Questo, si capisce, sarebbe uno straordinario viatico per tutto un futuro di costruzioni. Me li vedo già: maxiparcheggi con muretti a secco e tetti di ardesia, e poi capannoni di pietra e arenaria, come si facevano una volta. Altro che “nuova cementificazione incontrollata”.

Martedì 20 ottobre 2009 alle 14:00:57
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