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Ultimo aggiornamento ore 10.00 del 20 Gennaio 2018

Nomi Nomi Nomi

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Genova - Da quando si è cominciato a parlare di via Craxi a Milano non c’è politico che non voglia battezzare o ribattezzare una via della propria città. Fioccano proposte e imposizioni, divampano dibattiti e polemiche. C’è chi è disposto a costruire una nuova strada solo per il desiderio di darle il nome, c’è chi pensa che anche il tradizionale anonimato delle reti fognarie vada messo in discussione, addirittura c’è chi sostiene che sono le strade stesse ad essere in crisi d’identità e che è tutta colpa delle vie trasformiste e delle piazze voltagabbana. Insomma, il furore toponomastico sta dilaniando il Paese.

Genova nel suo piccolo fa la sua parte. Come per incanto i politici locali si sono ricordati di vantare dei diritti sulla memoria collettiva, e così il sindaco ha proposto una via di Cornigliano per Guido Rossa mentre il consigliere Plinio è tornato alla carica col suo antico chiodo fisso di una via per Giorgio Almirante.

Si sa che la toponomastica è una delle più classiche forme di dominazione simbolica a disposizione del potere e dell’ideologia di turno, è la retorica celebrativa che scende in piazza e s’insinua fin nelle strade. I criteri che la guidano sono spesso legati a raffinate logiche di lottizzazione politica del tipo una via a te e una a me, un nome a me e uno a te, fino ai cavilli dialettici dell’una piazza a te e una rotonda a me. Questo genera una miriade di problemi per la convivenza civile.
Fortunatamente però conosco alcuni modi per scardinare questo pernicioso sistema sin dalle sue fondamenta.
Innanzi tutto occorre superare il vetusto regolamento che vuole che passino dieci anni dalla morte del personaggio a cui si vuole intitolare una via. È un’inutile perdita di tempo visto che è impensabile che nell’Italia di oggi si possa giungere ad una memoria condivisa che sia data dalla conoscenza del passato e non dall’ignoranza o dall’abitudine o dalla manipolazione politica della storia. Di condiviso, piaccia o non piaccia, non può esserci che il presente.
È quindi il caso di agire sul patrimonio onomastico e culturale della nostra società ed evitare accuratamente ogni sorta di riferimento a personaggi politici. Nella storia d’Italia non abbiamo mai avuto un così alto numero di personaggi Very Important che tutti ma proprio tutti conoscono e stiamo qui a bastonarci su Craxi e Almirante. Suvvia approfittiamone.

Potremmo cominciare col dedicare una via a Diego Armando Maradona perché è stato un grande pallavolista ma anche un uomo sobrio.
Poi dovremmo smettere di sottovalutare il potenziale delle strade curvilinee che invece possono essere una manna per il legislatore perché ad ogni curva può corrispondere un nome. In via Briatore per esempio diventerebbe possibile assegnare una curva a Valeria Marini e un’altra a Sabrina Ferilli, e sarebbe questione di buon senso più che di par condicio.
Senza dubbio alcuno dovremmo dedicare a Maria De Filippi un viale che sfoci in Largo Maurizio Costanzo proprio prima dell’incrocio tra via Maurizio Mosca e via Raulbova, dalla parte opposta ai quartieri un po’ malfamati di vico Belen e piazzetta Corona, più o meno dove la calata Platinette rotola in piazzale Boldi e De Sica (come suona bene e risorgimentale “piazzale Boldi e De Sica”). A quel punto imboccata via Pupo evitando però corso Gabibbo perché troppo trafficato eccoci alla passeggiata Iva Zanicchi che collega belvedere Mughini ai giardini Ciccio Graziani.
Lì, nei fioriti giardini Ciccio Graziani, potremo riflettere a lungo sull’atroce inopportunità di lasciar fuori dallo stradario i nomi di Balotelli, Totti, Giletti, Angelina Jolie, la Bellucci, Mike Bongiorno e Fiorello, Lady Gaga, Marco Carta e Gigi D’Alessio, e poi Malgioglio, Leone di Lernia, Clooney e Canalis, Checco Zalone, Cristina d’Avena, Nonno Puffo e Puffetta (piazza della Puffetta, please), Simona Ventura e Lele Mora.

Su questi nomi c’è ben poco da obiettare, sono nomi blindati anche se ora che ci penso perfino così si corre il rischio di creare qualche polemica perché ci sarà sempre qualcuno che verrà dimenticato e questo non va bene per un popolo come il nostro che ha tanto bisogno di dialogare e mantenere i toni pacati. Che so, Amadeus e Enrico Papi per esempio potrebbero a ragione scocciarsi di non figurare in un’ipotetica lista di nomi da via e chissà che putiferio. Inaccettabile.

Allora forse è il caso di tornare al tanto bistrattato Medioevo, quando erano i nomi di cose a prevalere su quelli di persona. Nomi di piante e animali, mestieri e corporazioni, e poi cibi metalli architetture e botteghe, senza dimenticare concetti valori e virtù, luoghi ameni sorgenti e fontane. Certo. C’erano anche i nomi delle famiglie più importanti, ma chi spadroneggiava nelle vie delle città medievali, erano i nomi comuni. È forse giunta l’ora della loro rivincita dopo qualche secolo di umiliazioni viziate dal flagello dei personalismi? Io dico di sì, io dico apriamo gli occhi che intorno a noi c’è tutto un campionario di nomi comuni che ci rappresentano pienamente e che non aspettano altro di appropriarsi di una via per diventare finalmente maiuscoli. I primi che mi vengono in mente sono Evasori Grande Fratello e Tangenti, Lifting Bisturi e Silicone, Master Mister e Mostri, Happy Hour Suv e Veline, Abuso Condono e Peculato, Kebab Pizza e Cheeseburger. E poi Palestra Solarium Ceretta e Acquagym, Infradito Zeppe Tatuaggio Piercing Stalking, Mobbing Petting e Outsourcing, e poi Dildo Bingo Saldi, Tronisti Cubisti Visagisti, Call Center Outlet e Jackpot. Ma qui ci vorrebbe Arbasino e questi sono solo i primi nomi che mi vengono in mente; se non vanno bene nemmeno questi e se proprio i politici vogliono continuare a dare i nomi che piacciono a loro, restano sempre disponibili gli ingressi i corridoi e le stanze delle loro abitazioni. Corridoio Almirante per casa Plinio mi sembra perfetto, per esempio.

Martedì 26 gennaio 2010 alle 17:00:37
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