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Ultimo aggiornamento ore 14.00 del 19 Gennaio 2018

Una chiatta per la movida!

Una chiatta per la movida!

- Sin dai primi tempi in cui si cominciò a considerarlo come un problema per la quiete pubblica, il rumore è stato associato ai mezzi di trasporto o ai nuovi strumenti tecnologici. Conosciamo, per esempio, un editto di Giulio Cesare che vietava il passaggio dei carri in città fino al tardo pomeriggio perché facevano troppo fracasso. Oppure, sappiamo che il rumore di un attrezzo di recente invenzione, la sega, mandava su tutte le furie personaggi come Cicerone e non ricordo chi altro. Sembra però che sia stato quel peperino di Seneca a scagliarsi per primo contro il chiasso provocato dal vociare degli uomini, i mercanti su tutti, nonché dall’abbaiare dei cani. È quindi fortemente probabile che, se Seneca avesse abitato in piazza delle Erbe di questi tempi, si sarebbe parecchio lamentato delle abitudini serali dei giovani contemporanei, e, non ne dubito, non avrebbe esitato a fargli la morale.

Ma non è questo il punto. Il punto è una recente iniziativa comunale che prevede l’uso dei fonometri nella “guerra” contro gli schiamazzi notturni in centro storico. I fonometri sono delle orecchie elettroniche che misurano il livello della pressione sonora complessiva prodotta da un determinato ambiente. Solitamente vengono utilizzati per misurare i livelli di inquinamento acustico provocati dal traffico stradale, autostradale, aeroportuale, ferroviario, e anche da cantieri, industrie, centrali elettriche. Il Comune di Genova, invece, se ne servirà per creare una sorta di “mappa del disturbo” utile a punire “chirurgicamente” i responsabili delle cagnare notturne.
La sfida è, come si può capire, di alto livello. Riusciranno le moderne orecchie elettroniche dei vigili urbani a sostituire le tradizionali secchiate di liquidi a volte innominabili che alcuni residenti esasperati scagliano di tanto in tanto sui giovani chiassosi e ubriaconi? Riusciranno i fonometri ad impedire che i giovani chiassosi e ubriaconi si rifacciano dello sfregio facendo ancora più baccano, oppure, nei casi più estremi orinando sull’automobile o sul portone degli stessi residenti esasperati?

La sfida è avvincente ma temo che, così impostata, la questione non troverà facile soluzione, tanto il problema dello schiamazzo notturno è legato al successo della rivalutazione del Centro Storico avvenuta negli ultimi dieci anni. A colpi di bar e locali notturni si è infatti venuto a creare un habitat ideale per la cosiddetta “movida”. Difficile liberarsene, ora.
Immedesimato nei crucci dei nostri amministratori di fronte a questa grave problematica e sconfortato dallo spettro dell’ennesimo problema insolubile, mi sono risollevato grazie alla bella notizia di un presunto progetto del Ministero della Giustizia sul trasferimento di parte del carcere di Marassi su un chiatta galleggiante in porto. Il progetto, lo dico subito, è evidentemente demenziale: infatti, nulla contro il Ministro della Giustizia, ma che ne sarebbe del nostro tanto amato Waterfront, se ci piantassimo davanti una bella prigione? Cosa raccontiamo ai croceristi? Fate i bravi che se no vedete cosa vi aspetta. Certo, lo si potrebbe costruire come un villaggio vacanze, ma che ne sarebbe del tanto agognato restyling dell’immagine della città? Il progetto, dicevo, è demenziale, ma devo ammettere che mi è stato utile. In primo luogo perché, insieme alle recenti diciotto (si fa per dire) proposte per un nuovo stadio, permette di sdoganare i disegni progettuali dei cittadini più timidi. Come dire, ne stiamo sentendo così tante che a questo punto chiunque può provare a sparare il suo progetto e vedere l’effetto che fa. Insomma, posso farlo anch’io. Poi c’è da dire che l’idea della chiatta galleggiante ha in sé un suo fascino. Ecco perché, in tutta modestia e dopo ponderata riflessione, mi permetto di sostenere che l’unica soluzione per il problema del baccano nei vicoli consiste in una strategia di trasferimento coatto della movida su una mega-chiatta galleggiante. Ovviamente organizzando un confortevole servizio di navette, ci mancherebbe, e imponendo un sano coprifuoco per i vicoli, e costruendo la mega-chiatta con materiali tradizionali liguri, come la focaccia.

Così, ne sono certo, otterremo una serie infinita di vantaggi, per il sonno dei residenti ma anche per le irrequietezze giovanili. Sulla chiatta i giovani potranno liberamente ubriacarsi, drogarsi, suonare i bonghi, suonarsi come bonghi, persino accoppiarsi se necessario, schiamazzare a piacimento, e così via. Allo stesso tempo, ci resterebbero un bel po’ di fonometri disoccupati, con i quali il Comune potrebbe impegnarsi con più solerzia su un problema vero e trascurato come quello dell’inquinamento acustico. Problema che tra l’altro riguarda tutta la città e non il solo Centro Storico. Problema che non dipende certo dagli schiamazzi dei cosiddetti giovani.

Chiarisco che solo apparentemente questa iniziativa provocherebbe l’inconveniente di una nuova desertificazione del centro storico. Infatti il secondo aspetto della mia proposta, che intendo articolare meglio nelle dovute sedi, prevede lo spostamento delle carceri nei vicoli (con le celle magari diluite nei bassi e nei cento bar ormai trasferiti su chiatta). Ma non solo: altro effetto positivo, questa proposta lo avrebbe sulla discussione che più sta monopolizzando i giornali di questi tempi, e di cui si farebbe volentieri a meno, vista la mole dei problemucci socio-economici cittadini su cui sarebbe bene sapere qualcosa in più. In breve, grazie al progetto della movida galleggiante, lo stadio di Marassi potrà rimanere dov’è. In un quartiere liberato dalla struttura carceraria, lo stadio potrà finalmente espandersi a suo piacimento, far felici i commissari europei e anche gli speculatori dei centri commerciali. Purché, sia chiaro, non si superi il modesto 60 % del suo volume, in linea con il prossimo piano casa ligure. Purché, sia altrettanto chiaro, ci si metta dentro anche qualche finto museo o qualche iniziativa un po’ culturale, che non guasta mai.

Martedì 27 ottobre 2009 alle 14:00:54
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