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Ultimo aggiornamento ore 17.30 del 20 Gennaio 2018

Carige: l’ora di rimboccarsi le maniche

Carige: l’ora di rimboccarsi le maniche

Genova - Bene ha fatto il Presidente della Regione Liguria Burlando a farsi promotore di un tavolo per sensibilizzare tutti gli attori sui gravi problemi che azioni sciagurate potrebbero creare alla più importante Banca del territorio. Meglio sarebbe stato farlo già dal mese di luglio quando da più parti venne sollecitato a battere un colpo su quanto già allora stava accadendo, ma forse, in quel periodo era troppo occupato nella scelta in corsa del cambio di cavallo per l’imminente congresso del partito...comunque meglio tardi che mai!

Oggi, a mio modesto parere, è necessario raffreddare la situazione per poter affrontare con grande responsabilità gli adempimenti, non a lungo rinviabili, che la Banca ha davanti.

Credo che la il Presidente della Fondazione Repetto, non certamente immune da responsabilità in tutta la vicenda, debba, anche a fronte di una richiesta di dimissioni sottoscritta da due terzi del Consiglio di indirizzo dell’Ente, farsi da parte contribuendo a svelenire il clima che si è venuto a creare.

Il Consiglio di Indirizzo ha il compito di trovare un nuovo Presidente (credo abbia personalità all’altezza del compito anche al proprio interno) e di nominare il nuovo Cda della Fondazione Carige ormai decaduto.

Il Consiglio di Amministrazione di Banca Carige Spa è nella pienezza dei poteri, che derivano dall’elezione appena avvenuta da parte di tutti i soci (grandi e piccoli), e quindi nessuna modificazione che avvenga all’interno della Fondazione Carige deve riguardarlo.

Il Presidente Castelbarco Albani e tutti i Consiglieri debbono operare serenamente per il meglio, e del resto il successo, ottenuto ieri, della sottoscrizione di 750 milioni di obbligazioni (con richiesta fino a 1.400 milioni) dimostra la massima fiducia da parte degli investitori nella Banca e nei suoi nuovi amministratori.

La Banca deve concentrarsi, in piena sintonia con l’azionista di maggioranza, nella ricerca delle risorse necessarie ad un rafforzamento patrimoniale, possibilmente cercando “soldi freschi” e nuovi soci con conseguente dimagrimento (oggi al 46% circa) della Fondazione, evitando la cessione di parti importanti del proprio conglomerato finanziario. Ciò va fatto subito senza aspettare l’eventuale nuovo amministratore delegato ma avvalendosi della riconosciuta professionalità dell’attuale Direttore Generale.

La Fondazione Carige deve, a mio avviso, tornare a svolgere quel ruolo trainante che ha avuto nel passato soprattutto nel comparto della cultura in piena collaborazione, ad esempio, con la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale evitando pasticciati incroci come quelli accaduti ultimamente sul fronte dell’editoria.

Solo esercitando per bene il proprio ruolo, senza invadenze e prevaricazioni da entrambe le parti, sarà possibile il rilancio che la nostra Banca merita avendo tutte le possibilità per continuare a mantenere il prestigioso posto che si è conquistata, nel tempo, a livello nazionale ed europeo.

Luciano Port
(ex dipendente e piccolissimo azionista)

Sabato 19 ottobre 2013 alle 10:45:17
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