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Ultimo aggiornamento ore 18.30 del 18 Gennaio 2018

Gronda e Terzo Valico: lettera aperta della FILT Cgil

Gronda e Terzo Valico: lettera aperta della FILT Cgil

Genova - Le posizioni che da sempre accompagnano la discussione sulle infrastrutture a Genova (Terzo Valico e Gronda) sono senza dubbio tutte rispettabili ma alcune sembrano rispondere a quella logica di “gestire il declino” che sta contagiando una parte di Genova.
Il declino, purtroppo, non si gestisce, ma si subisce. Come sanno le centinaia di lavoratori di medie, piccole e micro imprese che negli ultimi due anni – e con sempre maggior forza in questo ultimi mesi – sono buttati fuori dalla produzione. E parliamo in particolare di autotrasporto, di agenzie marittime, di spedizionieri, i settori che conosciamo meglio e che sono falcidiati dal calo dei traffici. Le loro vicende non finiscono sui giornali perché – a parte casi come Tnt e Maersk – riguardano sempre poche unità. Ma la somma delle richieste di cassa integrazione in deroga (per non parlare dei problemi per la mancanza di fondi che si stanno venendo a creare), di trasferimento, di esuberi, colpisce tutti questi settori e coinvolge centinaia di persone e le loro famiglie.
Nessuno nella Cgil pensa che il terzo Valico e le grandi opere in generale siano la soluzione a tutti i mali. Ma siamo convinti che l’immobilismo, lo stare a guardare dalla finestra, il continuo stillicidio di espulsioni – perché di questo si tratta – dal mondo del lavoro di tanti lavoratori non è solo doloroso ma deve far pensare e deve far agire. Impone, soprattutto, di schierarsi. E subire il declino non è la scelta del mondo del lavoro.
La Cgil si è schierata da molto tempo, pubblicamente e nei suoi congressi, a favore del Terzo Valico e della Gronda, consapevole del ruolo che queste opere - di Terzo Valico si parla da oltre un secolo - potrebbero diventare nell’immediato un volano per il settore delle costruzioni fiaccato da una crisi senza precedenti. Due arterie - che certo vanno realizzate nel rispetto dell’ambiente e delle persone – che potrebbero rimettere Genova, il suo porto, le sue aziende e, soprattutto, il mondo del lavoro in un circolo virtuoso di ripresa.
Che anche le associazioni imprenditoriali siano su queste posizioni non ci fa certo paura. Per una volta si parla a voce alta di produzione e di posti di lavoro. Di futuro e non di declino presente. Se ne parla tutti assieme. Le posizioni espresse dal segretario generale della Camera del Lavoro di Genova e della FILT di Genova, sono quelle della segreteria della Filt e delle altre categorie. Giocare ancora una volta sui “progetti alternativi”, sui “tavoli di ripensamento” significa solo non fare. Significa rimandare. Accettare supinamente che i finanziamenti per il Terzo Valico siano stati dirottati verso altre aree è un modo per infilare la testa sotto la sabbia. Chi perde il lavoro, invece, non può più aspettare.
Il sindacato, per sua nascita, per sua natura, perché voce di chi lavora e – oggi in particolare – di chi vorrebbe poter lavorare, non può e non deve mettersi sulla panchina nei giardinetti di chi non ha nulla da fare e attende. A Genova non ci sono abbastanza panchine per ospitare tutti i lavoratori espulsi dal mondo del lavoro a causa di una crisi nei cui confronti non si sta facendo nulla. Se non parole. E rinvii.

Laura Tosetti Marco Gallo Leonardo Cafuoti Filt Cgil Genova

Martedì 9 luglio 2013 alle 15:34:20
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