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Ultimo aggiornamento ore 20.50 del 17 Gennaio 2018

L'evoluzione della figura del manager: dal crollo dell'occupazione al boom dei digital transformation manager

L´evoluzione della figura del manager:  dal crollo dell´occupazione al boom dei digital transformation manager

Liguria - Secondo i dati contenuti in uno studio recentemente pubblicato dalla Cgia di Mestre, dal 2000 al 2017 il PIL italiano è cresciuto con un tasso medio pari ad appena lo 0,15% annuo, un dato che di fatto equivale ad uno sviluppo economico pressoché nullo per il Bel Paese.
In realtà, l'Italia chiude l'anno appena trascorso con un aumento complessivo del prodotto interno lordo che dovrebbe aggirarsi – secondo le ultime stime – attorno ad un +1,5%, un valore nettamente superiore alla media dei primi anni Duemila, ma ancora lontano da quelli precedenti alla crisi.

È in questo scenario di lenta ripresa economica che il mercato del lavoro italiano tenta di recuperare il terreno perduto e che giovani al loro debutto nel mondo della produzione, ma anche professionisti dalla lunga esperienza, si trovano a fare i conti con imprese che richiedono competenze sempre più specialistiche, approfondite e al passo con i mutamenti tecnologici.

Il 2017 è stato indubbiamente un anno molto positivo sul fronte dell'occupazione: la fine degli incentivi legati ai contratti a tempo indeterminato introdotti dal Jobs Act ha portato ad un nuovo boom dei rapporti lavorativi a termine, ma su scala annua gli occupati sono aumentati di ben 246.000 unità, portando il tasso generale di disoccupazione all'11,2% e quello giovanile al 34,7% (il valore più basso dal 2012).

Tra le inversioni di tendenza più interessanti registrate negli ultimi due anni c'è quella che riguarda il livello occupazionale e la domanda di profili manageriali, indubbiamente tra le figure professionali più duramente colpite dalle conseguenze della recessione.
Dal 2011 al 2015, stando a quanto rivelato dall'associazione di categoria Federmanager, il numero dei manager e dei dirigenti italiani ha subito un crollo pari addirittura al 10,6%. Questo dato si spiega tenendo conto delle tante realtà, specie nel settore industriale, portate al fallimento dalla mancanza di liquidità o costrette a tagliare sui costi del personale, a partire dalle figure più dispendiose.

L'anno della svolta è stato il 2016: sempre secondo le rilevazioni di Federmanager, non solo il tasso di occupazione delle figure manageriali ha arrestato il suo crollo, ma è tornato a crescere, registrando un incoraggiante +1%.

Come sottolineato da Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager, questo dato ha un significato ben più ampio di quello apparente: si tratta infatti della testimonianza diretta degli effetti della ripresa e del ritorno di un clima di fiducia capace di stimolare gli investimenti da parte delle imprese italiane e di spingerle ad operare scelte strategiche, come la riorganizzazione dei vertici aziendali.

Quel che è certo, è che la classica figura del business manager sta attraversando una fase di ridefinizione: tanto nel comparto industriale, quanto in quello nei servizi, flessibilità operativa, capacità di destreggiarsi in realtà caratterizzate da fasi di intensa crescita ma anche di contrazione e competenze digitali approfondite spiccano tra le skill maggiormente richieste.

In quest'ottica, assumono un ruolo chiave la formazione continua e l'aggiornamento delle conoscenze, obiettivi in genere perseguiti attraverso la frequenza di quei corsi di specializzazione che sempre più spesso rappresentano il vero punto di contatto tra mondo dell'istruzione e realtà del mercato del lavoro.
Corsi con una lunga storia come quelli in controllo di gestione si sono evoluti lungo gli anni abbandonando il modello dei classici master universitari e sviluppando un'offerta didattica che affianca ai contenuti teorici l'analisi di case study e lo studio di strumenti operativi, software standard in primis.
La partecipazione ai master erogati dalle Business School che scelgono di avvantaggiarsi della collaborazione di esperti nelle varie tematiche trattate e di professionalità capaci di portare in aula la propria esperienza riscuote un successo sempre maggiore – non solo in Italia – grazie alla crescita del prestigio dei migliori enti formativi, e della costante innovazione di programmi e strumenti.

Già durante lo scorso anno, in Italia come nel resto d'Europa, è poi emersa con forza sempre maggiore l'esigenza di nuove figure manageriali, capaci di guidare quel processo di "Digital Transformation" che sta rapidamente rivoluzionando tutti i settori tradizionali dell'economia: linee di produzione sempre più finemente automatizzate, strumenti di gestione e controllo che promettono incrementi esponenziali delle performance e, ancora, metodi innovativi per l'analisi dei dati e l'elaborazione di previsioni statistiche e tecnologie in grado di migliorare la produttività sia quantitativamente che qualitativamente hanno dato il via a quella "Quarta rivoluzione industriale" che va espandendosi includendo imprese di piccole, medie e grandi dimensioni attive negli ambiti più disparati.

Il passaggio dal vecchio al nuovo paradigma non si esaurisce con l'introduzione in azienda di nuovi macchinari o strumenti informatici, ma offre la possibilità di rivedere i modelli di impresa nel loro complesso, un obiettivo quanto mai vitale per le realtà italiane, che oggi scontano le conseguenze di un importante gap competitivo rispetto alle altre grandi economie europee, specie sul piano dell'Ict.

Dai dati riportati nel Deloitte Cfo Survey 2017, indagine svolta coinvolgendo direttori finanziari di aziende con sede in 19 paesi diversi, emerge con evidenza la scarsa preparazione delle realtà italiane di fronte alle sfide poste dalla digital transformation.
Il 43% dei financial chief interpellati ha dichiarato di temere possibili sconvolgimenti del mercato legate all'ingresso di competitor basati su modelli di business innovativi. Contestualmente, i professionisti italiani coinvolti nel sondaggio d'opinione, nel 45% dei casi, ammettevano di non disporre di professionalità in possesso delle giuste competenze all'interno dei loro team.

A partire da questo gennaio, entrano in vigore le nuove iniziative e gli incentivi inseriti in legge di bilancio dal Governo, nell'ambito del nuovo Piano Impresa 4.0, che in sostanza sostituisce e amplia quello Industria 4.0 del 2017.
Appare evidente che le PMI italiane, ma anche le grandi realtà, vivranno la necessità di affidare a figure specialiste il compito di ridisegnare gli obiettivi d'impresa a medio e lungo termine e di sfruttare a pieno i vantaggi degli sgravi fiscali a sostegno degli investimenti per la formazione e l'aggiornamento del personale e l'acquisizione di nuove tecnologie.

Il 2018 segnerà definitivamente il ritorno in auge delle figure manageriali, sia integrate nell'organico aziendale che nelle vesti di consulenti: tanto per le figure junior che per quelle senior, sarà dunque indispensabile investire nell'acquisizione di nuove competenze e nel rinnovamento dei metodi di lavoro.

Venerdì 12 gennaio 2018 alle 15:17:19
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