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Ultimo aggiornamento ore 10.00 del 20 Gennaio 2018

Delitto di Nervi/ Se c'è concorso allora condanna sia per entrambi i 'concorrenti'

Delitto di Nervi/ Se c´è concorso allora condanna sia per entrambi i ´concorrenti´

- Un principio non scritto del pensiero liberale afferma che è meglio un colpevole libero che un innocente in prigione. Grazie al pubblico ministero del processo Rasero, il detto andrà così aggiornato: meglio un colpevole in concorso in prigione e una colpevole in concorso libera. E' questo che viene da pensare alla luce del fatto che il pm in questione, dopo soli 17 giorni, ha ritenuto di scarcerare la Mathas, imputandole il reato di abbandono, procedendo contro il solo Rasero. Nonostante lo smacco di una sentenza della corte d'assise che condannava Rasero per concorso e gli chiedeva di procedere contro la Mathas (e contro gli spacciatori emersi nel corso dell'istruttoria) il pm si limitava ad aprire un fascicolo nei suoi confronti. Così, in due anni dal fatto - dopo soli 85 giorni di istruttoria - Rasero è di fronte alla corte d'assise d'appello che dovrà pronunciarsi sulla sentenza che lo ha condannato e la Mathas continua a fare la sua vita. Un caso semplice semplice, si direbbe. E perché allora ha chiesto ed ottenuto - e perché gli é stato concesso? - di essere associato al Procuratore generale nel dibattimento? Questa possibilità è prevista dal codice di procedura penale nei casi in cui la specifica conoscenza di una materia complessa - ad esempio in un processo per mafia - possa risultare difficilmente acquisibile dal procuratore generale sulla base della lettura degli atti. Ma in un processo così "facile" - a giudicare dall'operato del pm - fa più pensare alla preoccupazione di giustificare il proprio operato, dopo lo smacco della sentenza di primo grado. Purtroppo il processo Rasero è tutt'altro che facile, considerata la dinamica del fatto e la circostanza, non trascurabile, che nel monolocale c'erano due persone. E una di queste, la Mathas, ha passato molte ore della notte cercando spacciatori disponibili a fornirle della cocaina, evidentemente senza risultato. Particolare non trascurabile, la sentenza di primo grado chiedeva di procedere anche nei confronti di Calissano, già noto per un festino a casa sua in cui morì una giovane donna, e amico della Mathas. E che dire dell'affermazione della Mathas riguardo alla sua prodigiosa memoria? Cosa doveva ricordare? Qualcosa che poteva mettere in difficoltà qualche 'potente'? Val forse la pena di ricordare che la questura di Genova negli ultimi anni ha avuto non pochi problemi riguardo all'uso della cocaina da parte di suoi uomini, non sempre semplici agenti. In conclusione: se concorso c'è ben venga una condanna per entrambi i 'concorrenti'. Ma questo avrebbe potuto accadere, nel rispetto del principio di uguaglianza davanti alla giustizia, se il pm non avesse presunto, erroneamente, di aver capito tutto da solo, sostituendosi così in parte alla corte d'assise che poi lo ha smentito.

Lettera firmata

Venerdì 3 febbraio 2012 alle 20:40:23
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