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Ultimo aggiornamento ore 18.25 del 23 Gennaio 2018

Elezioni/Nella crisi dei partiti vincono i leader. Doria, Musso e le sferzate di Grillo

Elezioni/Nella crisi dei partiti vincono i leader. Doria, Musso e le sferzate di Grillo

- Alla fine Marco Doria non ce l'ha fatta: nonostante la pletora di avversari che ha frantumato in piccoli cespugli il fronte della sua opposizione, il "Marchese” non è riuscito ad evitare il ballottaggio.
A sfidarlo, il 20 e 21 maggio, non sarà il candidato del Pdl Pierluigi Vinai, confinato al quarto posto, ma Enrico Musso, sostenuto dal Terzo Polo e, soprattutto, dal proprio prestigio personale.
Se le premesse della prima tornata saranno valide anche tra due settimane, non ci sono dubbi che il prossimo inquilino di Palazzo Tursi sarà Marco Doria: la distanza, in termini percentuali, con il secondo classificato è abissale, cosi come dovrebbe concorrere a favore del candidato del Pd l’exploit del Movimento Cinquestelle.
Proprio il boom del “grillino” Paolo Putti è la novità di questa consultazione: i candidati del movimento che fa capo a Beppe Grillo si sono distinti in tutta Italia ma a Genova, una delle grandi metropoli chiamata a rinnovare la propria classe dirigente, hanno sfiorato un clamoroso ballottaggio. Il loro consolidamento passerà anche da un eventuale ticket elettorale con Doria che potrebbe riservare agli esponenti del Cinquestelle importanti ruoli amministrativi. Più difficile, per questioni di prossimità ideologica, ipotizzare un accordo tra Putti e l’area moderata che, giocoforza, dovrà aggregarsi attorno a Musso.
Il “Senatore”, appoggiato in prima battuta dai centristi del Terzo Polo, ha fatto valere la propria personalità e ha superato ogni altro contendente della super affollata area moderata: i risultati del primo turno, però, sono tutt’altro che incoraggianti, visto che unendo la totalità dei voti di Musso, Vinai e Rixi, candidato della Lega Nord, si arriverebbe ad un insufficiente 32%.
Proprio la Lega, insieme al Pdl, è la grande sconfitta di questa tornata amministrativa: lo scandalo che ha coinvolto il partito non ha risparmiato la candidatura di Rixi, il giovane consigliere regionale che, prima del “caso Belsito”, sembrava rappresentare una ventata di novità rispetto all’establishment cittadino. Il suo 4.7% è il segno che il Carroccio deve ripensare, alla radice, le proprie strategie.
Una considerazione, infine, sui “resti”: vedere colossali campagne pubblicitarie risolversi in risultati elettorali da prefisso telefonico impone delle domande; siamo poi cosi sicuri che invadere la città di manifesti e volantini, investendo (sprecando) decine di migliaia di Euro, sia ancora un valido sistema di proporre la propria candidatura? Si direbbe di no.

Martedì 8 maggio 2012 alle 10:30:38
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