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Ultimo aggiornamento ore 17.25 del 21 Gennaio 2018

Genoa - Milan: un pasticcio che merita almeno una spiegazione

Genoa - Milan: un pasticcio che merita almeno una spiegazione

- Parlare di quanto è successo ieri a Marassi senza infarcire questo articolo di toni polemici è impossibile: troppo grandi i "buchi" di comunicazione (solo per citare l'ultimo dei problemi emersi nella vicenda Genoa - Milan) che hanno caratterizzato queste ultime ore per non porsi molte domande sulla gestione dell'ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive nella nostra città.
Il prologo è noto: a quindici anni dalla tragica uccisione di Claudio Spagnolo l'Osservatorio per le manifestazoni sportive e il Casms hanno deciso di consentire ai tifosi rossoneri di tornare a Marassi. Una scelta azzardata, soprattutto alla penultima di campionato per assistere ad una partita inutile, che ha generato forti polemiche e acceso la preoccupazione di tutti, in particoare degli operatori della sicurezza (i sindacati delle forze dell'ordine hanno redatto più di un comunicato e chiesto diversi incontri).
Le tifoserie si minacciavano a distanza utilizzando muri virtuali e reali e il clima si faceva via via più pesante.
Se consideriamo che l'Osservatorio, per tutto il campionato, ha vietato trasferte a tutto spiano (talvolta in modo incomprensibile), sembrava logica conseguenza che il viaggio verso Genova sarebbe stato vietato ai tifosi rossoneri e il tentativo di normalizzazione di questa sfida sarebbe stato rimandato.
I giorni passavano ma, contrariamente alle attese, non arrivava nessun dietro front: al contrario, il comune di Genova era costretto a spendere circa centomila euro (avete letto bene!) per rimuovere dall'area circostante lo stadio tutti i cassonetti della spazzatura. Mille uomini delle forze dell'ordine erano pronti a garantire la sicurezza in assetto antisommossa e, come in una guerra vera, i segnali minacciosi continuavano.
Il Ministero dell'Interno continuava ad essere irremovibile nella sua volontà di giocare la gara con entrambe le tifoserie sugli spalti fino all'ultimo minuto, la tarda serata del sabato, quando il Prefetto di Genova ha preso la palla in mano e vietato la partita a tutti (peraltro, l'unica decisione che il suo ruolo gli avrebbe permesso).
La domanda che tutti si sono posti è stata, evidentemente: "Lo ha deciso adesso?".
La tempistica, infatti, è al centro della polemica più pesante: centomila euro cacciati nella spazzatura, letteralmente, dentro quei cassonetti spostati senza alcuna ragione.
E poi, questa è davvero bella, a trentamila persone pacifiche è stato vietato un pomeriggio di festa (per il quale molti di loro, gli abbonati, avevano già pagato) per non dover dire a 300 milanesi di starsene a casa.
Rumors interni alla prefettura parlano di "Dettagli dell'ultim'ora tanto gravi da avere obbligato il Prefetto a disporre le porte chiuse": può darsi ma sarà il caso che le autorità convochino presto la stampa e spieghino le ragioni del loro comportamento (anche senza svelare i dettagli, se questi dovessero avere rilievo penale).
Non si butta via danaro pubblico a cuor leggero, non si incide sulla libertà di migliaia di persone senza un perchè.
Almeno una spiegazione.

Lunedì 10 maggio 2010 alle 11:00:30
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