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Ultimo aggiornamento ore 14.15 del 19 Gennaio 2018

Il disagio nel genere femminile

Il disagio nel genere femminile

- “La posizione sociale femminile è la misura del progresso della Società” (J.S.Mill).

Per affrontare l’argomento, parto da un’affermazione positivista, che, provocatoriamente, parrebbe fare coppia con l’assunto ghandiano “la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”, delineando con quest’ultimi una nostra comune parentela antropologica.

In verità, la questione, senza sviamenti, coglie l’occasione per ricordare i patimenti subiti e le lotte che la donna ha sostenuto per sottrarsi alla strapotere maschile ed a tutte quelle sovrastrutture religiose e culturali che ab origine l’hanno relegata ad un ruolo marginale, meramente ri-produttivo ed ancillare.

Il transito da società matriarcale a patriarcale ha segnato una svolta epocale in tale direzione ed ha assegnato al genere femminile, per mera comodità maschile, un ruolo sociale marcatamente subalterno. Nondimeno, la stessa Genesi biblica, tradotta nei vari Credo, ha espresso una donna subordinata e condiscendente (Eva), rispetto ad altra precedente e più indipendente (Lilith).

Nondimeno, vale anche menzionare certe relazioni disfunzionali tra lo stesso genere, là dove nelle modisterie inglesi “la fabbricazione di quegli articoli che servono per adornare le dame della borghesia comportano danni gravi per la salute delle operaie che vi sono occupate”, citando Engels.

Oggi, in questa parte del mondo, certa dis-parità pare colmata. Tuttavia, quanto tale regola di buon vicinato condominiale sia davvero accettata dai vari dirimpettai maschi, è questione da non investigare troppo.

Talché, in estrema sintesi, possiamo ancora assistere ad un mondo del lavoro differenziato tra uomini e donne; alla necessità delle cosiddette “quote rosa” (ostentate invece come segno di progresso); a quotidiani comportamenti maschilisti che, senza degenerare in “colpi di clava”, paiono comunque puntare in altra direzione.

E’ percepibile un generale svilimento della figura femminile, proprio là dove certi intrattenimenti mediatici ne espongono (con l’orgoglioso placet delle stesse testimonial) un ruolo ed una dignità quantomeno compromessi e discutibili, in relazione alle passate rivendicazioni.

A bella posta, potremmo scomodare Hegel con “l’essenza dello spirito storico consiste nella mediazione del pensiero con la vita presente” per tradurre, in specie, il costante disagio per la matrifocalità, la centralità della figura femminile, ancora concettualmente astratta dal suo radicamento nella nostra Società contemporanea.

Domenica 25 giugno 2017 alle 10:15:19
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