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Ultimo aggiornamento ore 11.00 del 21 Gennaio 2018

L’enigma del tempo presente

L’enigma del tempo presente

- C’è vita intelligente sulla Terra? Il quesito, nella sua malcelata indole provocatoria, potrebbe apparire stolto. Nondimeno, ad una visione meno scontata e più consapevole, esso centra l’enigmaticità del nostro tempo.

In “verità” (categoria stra-vuota di contenuto), come l’immensità del cosmo rende statisticamente ragionevole la vita extraterrestre, così, per analogia, osservando le attuali condizioni in cui transita l’Umanità, è ragionevole dubitare dell’intelligenza della “vita di quaggiù”, lumeggiando l’affermazione di Holbach (1772), “nulla è più raro che vedere l’uomo far uso di intelletto”.

In specie, il dilemma nasce per il comportamento di tutti coloro che, dimentichi della subalternità dell’uomo alle leggi della Natura e del principio patocentrico, affliggono il Pianeta, immeschinendo irreversibilmente la qualità dell’esistenza. A fronte di tale premessa, l’“intelligenza”, se non intesa come dogma, come atto di fede, ha esigenza di esprimersi concretamente, giacché di ogni cosa possiamo razionalmente dedurre la presenza, a patto che lasci di sé un segno tangibile, ancorché episodico.

Il postulato evoca la fanciullesca speranza, in contrapposizione alla sistematica adulta nefandezza verso cui si orienta la volontà dell’uomo, rilevando quanto “è strano non abitar più la terra, […] non dare più il senso di umano futuro” (cit. Rilke). In verità, un uso più adeguato dell’intelletto potrebbe ricostituire l’armonia tra le parti e il tutto, in un percorso insoluto e lineare tra passato e futuro.

Ad una visione più prossima, l’apparente progresso in atto induce da un lato una omologazione anestetizzante, dall’altro una deambulazione compromessa, come se gli arti del corpo si muovessero senza coordinazione. Non è facile credere ad una “vita intelligente” quando gli effetti dell’agire aderiscono unicamente al vantaggio (illusorio) del singolo e non si estendono alla Comunità. La vita giace infatti nell’insussistenza intellettiva quando una qualsivoglia “idea” di beneficio non contempla e non si estende a tutti gli individui. Quando si riduce a mero ritorno materiale.

A questo punto, l’enigma persiste nel rivelare una vita scadente e nell’osservare una natura che, pur non avendo motivo di prevedere l’infimo, pare pazientemente tollerarlo. Sia come sia, tra aride rendite di posizione e lauti profitti, “il cuore vivente del mondo” (cit. H. Hesse) registra la linea piatta di una delirante ed effimera smania egotista. Penosamente intervallata, incontrovertibile segno di progresso, dall’ostensione di capi firmati, rigorosamente immortalata nel profilo social.

Domenica 23 ottobre 2016 alle 10:00:17
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