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Ultimo aggiornamento ore 20.50 del 20 Gennaio 2018

L'esperienza sociale del lavoro

- Col senno di poi, tutto è più facile.
Così, oggi è più facile (seppur dolente) ri-considerare l’ “idea” un po’ troppo ottimistica del lavoro che aleggiava durante il periodo scolastico.

Certamente, in tale contesto, non si possedevano gli strumenti per comprendere né presagire l’incolmabile divario che avrebbe contrapposto tale “idea” alla sua “realtà” fattuale. Né, tantomeno, se ne poteva far discendere la debacle da certe dinamiche aziendali, da certe gestioni immeritocratiche, di cui, solo col tempo, si avrebbe avuto contezza. Né si poteva immaginare l’importanza del singolo individuo, là dove “un’azienda non è né migliore né peggiore di chi ci lavora dentro” (cit. K. Ishikawa).

Viepiù, considerato che nel contesto scolastico, fisiologicamente propedeutico al lavoro, trovano spazio aspettative che non tengono certo conto di quello stolto individualismo che, non di rado, farà rimpiangere la vita studentesca e talune sue confortanti illusioni.

Non ha senso, quindi, tentare di scardinare l’impalcatura su cui continuano a poggiare le ambizioni di un “uomo” sempre più ostile a sé stesso, ossequioso del mandato iper-fordista della differenziazione dei ruoli, di una ormai parossistica flessibilità del lavoro e di un anelito carrierista al ruolo sociale improntato alla differenziazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.

Nel tracciare la direzione della “fine dell’esperienza sociale fondamentale del lavoro” (cit. U.Beck), esso è divenuto, a tutti gli effetti, il padrone dell’esistenza dell’umano civilizzato. Pur provocatoriamente rilevando il significato sanzionatorio del “lavoro” che emana nella Genesi biblica, come conseguenza del peccato originale.

Sia come sia, è quanto mai opportuno radicare una fede ottimista ad una realtà lavorativa che, anche in termini di mera capacità di occupazione, mette a dura prova.

Analogamente, va affrontata la certezza che, avviato tale meccanicismo (a prescindere dalla qualità del lavoro rappresentata), l’essere umano ne sia ormai irreversibilmente avvinto, aggiogato.

Domenica 30 aprile 2017 alle 10:15:36
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