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Ultimo aggiornamento ore 18.00 del 18 Gennaio 2018

L’ingloriosa estinzione del mecenatismo

L’ingloriosa estinzione del mecenatismo

- Chissà se esiste la possibilità che qualcuno, prima o poi, si accorga ed apprezzi l’altrui impegno profuso, nell’ambito lavorativo od affettivo. Qualora tale dilemma ottenesse risposta affermativa, questo “qualcuno” vorrei si mostrasse. E di-mostrasse con orgoglio il suo talento di riconoscere le qualità altrui senza l’ausilio delle solite credenziali (titolo accademico, ruolo sociale, origini familiari). E senza trarne convenienza.

Azzardando il concetto che “nel campo dell’osservazione il caso favorisce solo una mente preparata” (cit. L.Pasteur), già vedo questo improvvisato mecenate circondato di sublimi ingegni, come le menti più eccelse ai tempi della corte Medìcea.

Tuttavia, rinviando per prudenza al “biblico giudizio” il decisivo riconoscimento dei meriti, al momento risulta evidente quanto il “bisogno integrativo dell’Io” coinvolga l’uomo in un capzioso ed opposto intendimento: trarre utilità dall’impegno degli altri.

Data la drammatica realtà dell’epilogo, in tale circostanza pretendere elogi od attenzione parrebbe proprio come “chieder l’elemosina a un mendicante” (cit.E.Tosini), a rendere improbabile ogni evenienza filantropica, ad escludere ogni forma di mecenatismo. Il postulato iniziale assume ormai contorni dissuasivi sempre più netti.

Indubitabile ed inevitabile, come anzidetto, nell’usuale clima di livore collettivo, l’egoistica volontà, prima ancora che l’incapacità, di escludere gli altri, nella misura in cui ci si pone comodamente indifferenti rispetto alle loro esigenze.

In men che non si dica, traccio una pertinente considerazione di Escher degna di metaforica riflessione: “il disegno è illusione in quanto suggerisce tre dimensioni sebbene sulla carta ce ne siano solo due”.

Nel porre il dubbio sull’illusione di un “sentimento” per gli altri incontaminato da estranei e personali interessi, osservo la metafora in appresso come l’ennesimo miraggio dell’idea contemporanea di mecenatismo. Ciò che da più parti si accreditata come regola di condotta, pare di fatto collidere col disgregarsi della prospettiva relazionale e con l’estinzione della gratitudine, della condivisione e della solidarietà.

Pare proprio che l’apprezzamento delle virtù umane sia irrimediabilmente estinto. Non per indomite calamità naturali, come accadde ai dinosauri, bensì per ingloriosa volontà dell’uomo.

Domenica 7 agosto 2016 alle 10:00:57
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