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Ultimo aggiornamento ore 16.20 del 16 Gennaio 2018

La burocrazia è democrazia: si, però...

La burocrazia è democrazia: si, però...

- La burocrazia italiana ci schiaccia? Imprese e cittadini sono ostaggio di una pubblica amministrazione pachidermica, ingessata, autoreferenziale? Oppure, per quanto queste opinioni siano molto diffuse, esse sono il prodotto di una superficiale disinformazione?
Il dubbio lo instilla la lettera dell’Architetto Bertorelli che ci propone un’opinione coraggiosamente controcorrente e, per questo, meritevole della massima attenzione.
La burocrazia, parafrasando l’architetto, è “necessaria” alla democrazia, perché sarebbero proprio le procedure, che spesso giudichiamo tortuose, a garantire imparzialità e correttezza.
Nell’opinione del nostro lettore, quindi, il risparmio di danaro pubblico si produrrebbe attraverso il rigore, l’analisi, l’attenzione al dettaglio, tipiche di una burocrazia funzionale.
Un punto di vista che, per quanto mi riguarda, è perfettamente condivisibile: sostituire una commissione di cinque funzionari con un’autocertificazione e un addetto allo sportello determina un indiscutibile risparmio immediato ma, nel medio periodo, rischia di produrre un effetto opposto, generato dallo scarso controllo o, peggio, dalla discrezionalità “interessata” del plenipotenziario di turno.
La questione però, posta cosi, rischia di spingerci fuori strada, nella stessa misura in cui deviano dalla ragionevolezza le supposte rivoluzioni del “partito del fare”.
Che la burocrazia sia necessaria, infatti, non dovrebbe essere un concetto opinabile: ciò che, in questa sede, andrebbe discussa è la funzionalità di questo apparato nel nostro paese.
“Ogni azione della PA, ogni bando di contributo, ogni canale di finanziamento, ogni possibilità di ottenere “aiuti” pubblici deve far propri tali criteri e possedere ogni altro requisito di legittimità, proprio a garanzia di chi esprime e propone iniziative chiare e serie, proprio per dare “una legittima mano” ai molti che ben operano con criterio e competenza”: ciò che propone l’Architetto Bertorelli sembra un vero manifesto, l’Abc del corretto funzionamento della Pubblica Amministrazione, il libro dei sogni di ogni imprenditore, impresario, cittadino.
La domanda che pongo però è: le cose funzionano veramente cosi?
La burocrazia è in grado, oggi, di “dare una legittima mano ai molti che operano con criterio e competenza”? La risposta al quesito è il frutto dell’esperienza personale di molti di noi ma se la teoria del taglio netto ai “lacci e laccioli” si è cosi diffusa nel nostro paese, significa forse che l’opinione generale (che, attenzione, non è sempre quella giusta) tende al No.
E’ in questo periodo di crisi, dunque, che il “manifesto” dell’Architetto Bertorelli raggiunge l’acme della sua importanza: è proprio facendo funzionare al meglio la nostra burocrazia, tagliando le doppie punte senza danneggiare l’acconciatura, che si avvicina lo Stato ai cittadini, contribuendo a dissolvere quell’alone di diffidenza, ormai iscritto nel nostro Dna, che ci accompagna ad ogni passo nei meandri della Pubblica Amministrazione.
Tagliare e razionalizzare, sarà forse un’opinione poco meditata, è secondo me possibile: ci sono molti passaggi inutili e molti vicoli ciechi. E il contributo di funzionari appassionati al proprio lavoro come il nostro lettore potrebbe contribuire a spostare la discussione dall’alveo surreale del “tagliamo tutto” al tavolo costruttivo e consapevole di ciò che danneggia rispetto a quello che migliora.

Mercoledì 23 giugno 2010 alle 13:10:50
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