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Ultimo aggiornamento ore 13.42 del 23 Gennaio 2018

La pioggia, il web e i giornali di serie B (davvero?)

La pioggia, il web e i giornali di serie B (davvero?)

- La distinzione tra mondo ”reale” e “virtuale” è semplicemente obsoleta: un anacronismo, valido un tempo ma inadeguato all’oggi.
Con la diffusione, ormai capillare, di tecnologie di accesso mobile alla rete, navigare in internet è infatti diventato un gesto della quotidianità “reale”, non dissimile dal sorseggiare un caffè o scartare un pacchetto di caramelle.
Una rivoluzione, che da informatica è diventata filosofica, con implicazioni sociologiche, linguistiche e commerciali.
Gli attori protagonisti di questa new age informatico-sociale sono, principalmente, quattro soggetti: gli informatici (che hanno reso possibile la digitalizzazione in senso tecnico), i social network, i blogger e i quotidiani on line.
I primi sono stati la miccia ma i bastioni della Bastiglia informativa mondiale sono caduti grazie ai secondi (soprattutto), e ai terzi e quarti.
I social network, citerò YouTube, Facebook e Twitter per la loro diffusione, sono i new media che hanno avuto il massimo impatto sul mondo dell’informazione: nuovi nel senso concettuale del termine, perché disponibili a tutti e ovunque, hanno definitivamente rivoluzionato il nostro modo di pensare.
Quando, la scorsa domenica alle 21.22, la terra ha tremato in Emilia Romagna scatenando il panico per l’ennesima volta in pochi giorni, chi vi scrive ha appreso la notizia da Gianni Riotta, celebre giornalista e scrittore, ex direttore di Tg1 e Sole 24 Ore (un giornalista vecchio stampo per antonomasia, quindi) che ha condensato la propria preoccupazione in un post su Twitter. Ero seduto, in auto, con l'Iphone in mano.
I blogger, giornalisti nel senso anglosassone del termine, vanno considerati i genitori dei "social": pagine internet di buona qualità si producono gratuitamente e senza competenze informatiche; da quelle colonne si possono condividere piccoli pensieri ma anche condurre campagne mediatiche, informative e persino politiche.
Beppe Grillo è il più celebre tra i blogger italiani ma non è il solo e neppure il più importante.
La stampa on line, infine, è la versione più strutturata del giornalismo "senza inchiostro".
Ancorati, talvolta, a vecchi schemi (anche perché sono molti gli editori tradizionali che hanno cominciato ad utilizzare massicciamente la rete internet) i quotidiani digitali (ma anche il termine quotidiano è formalmente scorretto, visto che su internet vige la filosofia del qui, ora e per sempre) hanno condotto l’ultimo, decisivo, scatto verso la digitalizzazione della stampa: all’immediatezza dell’informazione, infatti, hanno aggiunto l’autorevolezza e la verifica delle fonti.
In questo quadro i giornali di carta devono essere ripensati e nelle redazioni dei grandi quotidiani il processo è già cominciato: lento, forse tardivo, ma iniziato.
Del resto con lo sbarco su internet delle principali testate la cronaca, in senso stretto, sviluppata su “carta” ha perso molto del suo significato: leggere, al mattino, di un incidente mortale avvenuto il pomeriggio precedente è inutile, visto che dall’avvenimento all’apertura del quotidiano la notizia è passata mille volte tra siti di informazione, social network e persino radio e tv.
Ecco perché alcuni importantissimi editori americani hanno già fissato (poi però posticipandola, forse per mancanza di coraggio, forse per valutazioni politiche, credo meno per considerazioni economiche) la data di interruzione della stampa di alcuni storici quotidiani e un definitivo passaggio al digitale.
In Italia l’evoluzione è ben più lenta (anche per una evidente arretratezza tecnologica) ma non dissimile: i grandi direttori stanno già impostando i quotidiani come pagine di approfondimento e opinione, come già avvenne con la stampa settimanale.
In un quadro simile, in cui la notizia in senso stretto non può che passare dalla rete, stupisce che l’Arpal, l’importante azienda regionale che si occupa della protezione dell’ambiente, abbia deciso di escludere le testate Web dal forum organizzato in collaborazione con Regione Liguria.
Nell’anno dell’alluvione, con la pioggia che cadeva sul web allo stesso ritmo con cui allagava strade e negozi, è curioso che Arpal abbia preferito distinguere gli operatori dell’informazione sulla bizzarra base del media di appartenenza.
Che morale dobbiamo trarre? Che alla prossima emergenza, se dovesse crollare una strada o un ponte, ci metteremo in coda con la macchina in attesa di leggerne sul giornale il mattino successivo?
Se Gianni Riotta, che potrebbe utilizzare a piacimento i più importanti quotidiani mondiali, sceglie Twitter per essere immediato, possibile che il web non abbia sufficiente dignità per sedere a un tavolo in cui, principalmente, si è parlato di questioni da diffondere con immediatezza?

Venerdì 8 giugno 2012 alle 13:00:50
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