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Ultimo aggiornamento ore 17.30 del 20 Gennaio 2018

La povertà affettiva nella società dei consumi

La povertà affettiva nella società dei consumi

- L’ idea fissa dell’ “anima gemella” (di cui, in un precedente articolo, ho già delineato le gracili basi) è da ricondursi al fatto che l’essere umano tribola, senza ammissione, la propria condizione di solitudine. Una solitudine invalidante, in specie questa attuale, prodotto di una società troppo dedita alla materializzazione ed al soddisfacimento di sempre nuovi bisogni individuali.

Pur tuttavia, la questione non va definita né intesa con semplicistica prospettazione. La faccenda è complessa nella sua sostanza e radica nel tempo l’origine ed il contagio di tal tribolamento.

Non si può infatti negare che, nella società dell’opulenza e dei consumi, la solitudine non sia un rischio concreto. La pochezza dei valori, la dissoluzione dei legami sociali, lo smarrimento dinanzi ad una iper-realtà semiurgica, una aleatorietà che tutto adombra, conducono non di rado ad un rabbioso auto-confino.

La speranza risiede quindi nel trovare nell’altro, con l’allettante, illudente gamma di scelta del social, una qualche forma di accudimento e di sentimento.

Non è fantasia la sfrontata contemporaneità della “solitudine di coppia”, mimetizzata a livello sociale ed alternativa del modello singolo, più standardizzato. Non è fantasia la frequentazione dei numerosi “social per single” da parte di un’utenza già “gemellata”, in palese ricerca di nuove emozioni.

Nondimeno, a prescindere dagli aspetti prosaici e sminuenti che tale meccanismo insinua, la disperata ricerca del partner diviene una necessità assillante, senza troppa distinzione d’età.

Ecco perché una gran parte di “coppie”, in tal modo inconsapevolmente costituitasi, naufraga nella solitudine, nell’indolenza, nel misero sfogo della carnalità e nella promiscuità oscena, nella dissimulazione. Il panorama, come “pensiero unico”, pare non prospettare soluzioni alternative praticabili. Né un “demone di maxwell” potrà materializzarsi e scardinare d’emblee il sistema.

Nulla vi è di casuale, infatti, nella “celebrità” tutta contemporanea, distribuita gratuitamente a mezzo facebook, con la quale l’utenza (più di mezzo miliardo di umani, salvo dati più aggiornati) esorcizza, in un’inquieta mistificazione affettiva, il suo non-esserci.

Domenica 26 marzo 2017 alle 10:00:00
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