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Ultimo aggiornamento ore 18.25 del 23 Gennaio 2018

La recensione: "La città dei clown" di Will Elliott

La recensione: `La città dei clown` di Will Elliott

- Il mondo in cui viviamo è un circo crudele popolato di pagliacci senza cuore, senza legge, senza pietà: noi. Questa è la storia terribile e selvaggia di Jamie, un ragazzo australiano sui vent'anni come tanti. Un lavoro piuttosto schifoso, di quattrini ne girano pochi, una casa in condivisione con coetanei che assomiglia pericolosamente a una stalla. Fin qui roba poco originale, tanto per intenderci. Ma un giorno Jamie è costretto con metodi assai sbrigativi a cambiare lavoro e a diventare un clown per il Pilo Family Circus, un'impresa familiare molto poco ortodossa che ha piantato i suoi tendoni in una specie di universo parallelo tra Brisbane, gli USA e l'Inferno. E va detto che è un posto in cui c'è veramente poco da divertirsi, visto che il circo è popolato da acrobati efferati, pagliacci sadici e mostri e mostriciattoli psicotici di diversa estrazione: si tratta insomma di un luogo dove lo spettacolo si confonde con la vita quotidiana in una spirale di violenze terribili e dove vengono perpetrate atrocità di ogni genere. Al centro di questa trama affascinante e crudele, c'è la figura di JJ, l'alter ego pagliaccesco in cui si trasforma Jamie non appena si dipinge di bianco, che si rivela forse la peggiore carogna del gruppo e che per giunta ha un solo obiettivo: far fuori Jamie una volta per tutte. È una storia horror basata sul fascino ambiguo e malefico che emana la figura del clown? È un'investigazione sul cuore oscuro e schizofrenico che batte all'interno di ciascuno di noi? È la metafora spietata di una società in cui spettacolo, lotta per la sopravvivenza, carrierismo e disperazione individuale si fondono per creare quel reality show da incubo che è la nostra esistenza quotidiana? È una pagliacciata, di sicuro.

Da Stephen King a Heinrich Boll, dagli Slipknot alla Insane Clown Posse, fino ai Simpson e al McDonald’s: la figura del clown è entrata nell’immaginario collettivo, seppur con tutte le differenze del caso, come poche altre immagini nel mondo artistico generale. Scegliere di ambientare un romanzo in un circo, e di fare di un apprendista pagliaccio il protagonista di questo è un’operazione che può essere definita a volte rischiosa in quanto si troverà sempre e comunque a dover fare i conti con tutto ciò che sull’argomento è già stato detto,scritto e mostrato.
L’opera prima del ventinovenne Will Elliott dimostra che il giovane autore ha tutte le carte in regola per sfondare: capace di giocare coi riferimenti passati, stravolgendoli e reinterpretandoli in chiave horror e raggiungendo risultati davvero apprezzabili.
Il romanzo narra la storia del ventenne Jamie e di come la sua vita venga sconvolta da un incontro, apparentemente fortuito, con un pagliaccio: questo momento segna la vita del giovane: viene spiato, seguito, malmenato da un gruppo di clown decisamente poco raccomandabili. Per liberarsi da questo l’unico modo è seguire le istruzioni che gli vengono date dai pagliacci: si trova così catapultato in una sorta di realtà parallela, quella del Pilo Family Circus, che ha sede in una specie di limbo oltre la realtà, dove vigono regole che non hanno nulla a che fare con la vita così come la conosciamo.
Il giovane protagonista non impiegherà molto tempo a capire che sotto l’apparenza di tendoni colorati ed emozionanti attrazioni si cela una realtà malata e soprattutto violenta, il cui ignaro pubblico viene prelevato dal nostro mondo per scopi che non hanno nulla a che vedere con l’intrattenimento.
Il rapporto tra realtà e circo ha esiti fatali e anche tra gli artisti la situazione è molto tesa: clown, acrobati, nani, zingari e freaks sono pronti ad uccidersi per poter mettersi in luce e compiacere i fratelli Pilo, proprietari del circo. Chi sgarra viene punito con indicibile ferocia, chi soddisfa i padroni riceve come premio una polvere dagli effetti imprevedibili.
Il protagonista vede cambiare la sua vita che, da normale, diventa un lungo incubo schizofrenico: quando si pittura il viso e diventa clown, il mite Jamie si trasforma nel perfido JJ; “Quanto più è buono l’uomo, tanto più cattivo sarà il clown” spiega il suo collega Winston, l’unico a mantenere una parvenza di controllo sulla trasformazione che avviene una volta indossati gli abiti di scena. Ben presto le due personalità di Jamie entrano in conflitto per il controllo del loro comune corpo, in una sequela di scaramucce che degenerano in odio e indicibile violenza.
Si sono naturalmente sprecati, nel lancio del libro, le affinità con Chuck Palahniuk, Stephen King, H. P. Lovecraft e David Lynch. Difficile catalogare questo romanzo sotto un filone pre-esistente: mi sento di dire che “La città dei clown” può fare a meno di paragoni, e vivere di vita propria in quanto un prodotto assolutamente originale.
La pecca che sicuramente il lettore si troverà a notare nello scorrere della trama è che alcuni snodi non vengono chiariti fino in fondo, e che non tutte le regole a cui il circo è sottoposto hanno una loro, seppur fantasiosa, coerenza. Ciononostante queste “anomalie” il romanzo è a assolutamente da consigliare, soprattutto agli amanti del genere horror e a coloro sono attratti dalla inquietante copertina (come il sottoscritto).
Per chi ha sempre pensato che, sotto quel sorriso dipinto e quel naso finto, si celi tutt’altro che un personaggio divertente…

L’AUTORE

Will Elliott è nato nel 1979, grazie alla vittoria in un concorso letterario nella natia Australia, il suo romanzo primo è stato pubblicato da una grande casa editrice. Da quel momento ha vinto parecchi altri premi letterari per scrittori esordienti , per libri dell’orrore ed è stato tradotto in diversi paesi. Tra le sue influenze letterarie cita Stephen King, Clive Barker e Lovecraft. Vive in Brisbane, Australia.

TITOLO: “LA CITTA’ DEI CLOWN”
TITOLO ORIGINALE: “THE PILO FAMILY CIRCUS”
AUTORE: WILL ELLIOTT
EDITORE: MONDADORI STRADE BLU
PREZZO: 17,00 EURO

Domenica 9 agosto 2009 alle 11:30:51
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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