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Ultimo aggiornamento ore 18.30 del 18 Gennaio 2018

La recensione: "La folie Baudelaire" di Roberto Calasso

La recensione: `La folie Baudelaire` di Roberto Calasso

- Folie Baudelaire è una definizione data dallo scrittore e critico letterario francese, Sainte-Beuve, del poeta de i “Fleur du mal”.
È un libro molteplice che con grande acume accomuna letteratura, pittura e società ad un gioco letterario, ad uno studio moderno sul ‘900 rischiando a volte di uscire dal senso logico ma senza mai perdere lo spirito critico, chiave del saggio letterario.

Al centro di questo libro si trova un sogno, l'unico che Baudelaire abbia raccontato. Entrare in quel sogno è immediato, uscirne difficile, se non attraversando un reticolo di storie, di rapporti e di risonanze che coinvolgono non solo Baudelaire ma ciò che lo circonda. Dove spiccano due pittori di cui Baudelaire scrisse con stupefacente acutezza: Ingres e Delacroix; e due altri che solo attraverso Baudelaire possono svelarsi: Degas e Manet. Secondo Sainte-Beuve, perfido e illuminato, Baudelaire si era costruito un "chiosco bizzarro, assai ornato, assai tormentato, civettuolo e misterioso", che chiamò "la Folie Baudelaire" (folies era il nome settecentesco di certi padiglioni dedicati all'ozio e al piacere), situandolo sulla "punta estrema del Kamcatka romantico". Ma in quel luogo desolato, in una terra ritenuta dai più inabitabile, non sarebbero mancati i visitatori. Anche i più opposti, da Rimbaud a Proust. Anzi, sarebbe diventato il crocevia inevitabile per ciò che apparve da allora sotto il nome di letteratura. Qui si racconta la storia, discontinua e frastagliata, di come "la Folie Baudelaire" venne a formarsi e di come altri si avventurassero a esplorare quelle regioni. Un storia fatta di storie che tendono a intrecciarsi, e per alcuni decenni ebbero come sfondo le stesse strade di Parigi.

Un libro da leggere, che inizialmente risulta di difficile comprensione per il suo stile e per le costruzioni sintattiche variate ed eleganti, oltre che per gli accostamenti inusuali; ma che acquisterà,
imparando a conoscere la “penna” che lo scrive, una fluidità rara nel mondo saggistico.
Un titolo, “La folie Baudelaire”, che vuole essere solo idea e non fulcro quando il libro, in realtà, racconta di tutto ciò che vi è intorno: dà il meglio di sé non con il protagonista (Baudelaire) ma con gli artisti che dovrebbero essere solo cornice come Ingres, Degas e Manet.
Baudelaire altro non è che un pretesto, una chiave di interpretazione per descrivere la svolta culturale Ottocentesca, dove il poeta “maledetto” viene fuori in tutta la sua inarrivabilità: un pensatore calato in una nuova realtà urbana, incapace, nella sua comprensione del “nuovo”, di accettare un progresso ritenuto volgare (la scienza), o meglio una “mania del progresso”, usando le sue parole, che non rispecchiava i suoi pensieri e ciò in cui egli realmente credeva.
Calasso spiega con cura il pensiero di Baudelaire: non fa mancare ai lettori una documentazione ben curata al fine di descrivere con precisione idee, pensieri ed opinioni non solo del Baudelaire poeta ma soprattutto uomo. Attraverso i vari scritti che lo riguardano, come ad esempio il diario di Delacroix, dove si parla delle sue conversazioni con Chopin o attraverso le sue preferenze artistiche l’autore ci spiega, a volte senza un reale nesso logico (pecca perdonabile vista la vastità della bibliografia), la critica e la consapevolezza del Baudelaire pensiero sul mondo che stava cambiando, in un momento di continua evoluzione artistica e scientifica che fu il passaggio tra ottocento e novecento.
Fulcro del libro, come si evince dalla quarta di copertina, è l'illustrazione di un sogno di Baudelaire raccontato da lui stesso (l’unico che abbia mai raccontato), e di cui Calasso analizza le più sottili sfumature, evitando l’approccio psicanalitico, più adatto ad uno studio freudiano che alla reale e voluta analisi poetico-estetica, chiave principale per poter avvicinare la “follia” di cui l’autore ci vuole parlare.
Un libro culturalmente elevato, che ci rimanda ad ulteriori approfondimenti su un poeta che ha scritto pagine importantissime nella storia della letteratura mondiale; da leggere nella sua complessità che, a volte, come già accennato sopra vede nella mancanza di un nesso logico chiaro tra i vari argomenti uno scoglio da superare per il lettore, soprattutto se non avvezzo alla saggistica.
L’AUTORE:

Roberto Calasso è nato a Firenze nel 1941, saggista e narratore i cui libri, tradotti in molte lingue indagano mito e passato per raccontare il presente dell’uomo. Direttore editoriale della casa editrice Adelphi è autore de: L’impuro folle (1974), La rovina di Kasch (1983), Le nozze di Cadmo e Armonia (1988), I quarantanove gradini (1991, Ka (1996), La letteratura e gli dei (2001), K (2002), Cento lettere a uno sconosciuto (2003), La follia che viene dalle Ninfe (2005), Il rosa Tiepolo (2006), tutti editi da Adelphi.


TITOLO: “LA FOLIE BAUDELAIRE”
AUTORE: ROBERTO CALASSO
EDITORE: ADELPHI
PREZZO: 36,00 €

Sabato 2 maggio 2009 alle 11:30:36
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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