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Ultimo aggiornamento ore 10.00 del 20 Gennaio 2018

La recensione: "Mondo nuovo - Ritorno al mondo nuovo" di A. Huxley

La recensione: `Mondo nuovo - Ritorno al mondo nuovo` di A. Huxley

- La classicità di un libro si misura sia per la sua permanenza nella memoria letteraria e culturale mondiale sia per l’attualità che scaturisce a decine di anni dalla sua uscita.
“Mondo Nuovo – Ritorno al mondo nuovo”, due libri in uno scritti a distanza di 25 anni uno dall’altro, è sicuramente uno degli esempi più importanti di come alcuni autori siano riusciti così tanti anni fa a dipingere un quadro così preciso della nostra società attuale.
Aldous Huxley disegna un mondo distopico (indesiderabile sotto ogni punto di vista) dove la società si basa sul motto “Comunità, Stabilità, Identità”; ambientato nell’anno di Ford 632, più o meno il 2540 della nostra era, racconta di una devastante guerra durata 9 anni che porta il pianeta a riunirsi in un unico grande stato governato da dieci “Coordinatori Mondiali”.
La società è basata sui principi della produzione in serie applicati inizialmente nelle industrie automobilistiche di Ford alla produzione del "Modello T” - per questo Ford è il Dio di questa società ed il segno della "T" ha rimpiazzato il segno della croce cristiana. La storia non viene insegnata, anzi disprezzata e solo i coordinatori sanno come realmente sia stata costituita la presente società e come sia nata.

Huxley con estrema perizia racconta il malessere della società attuale. Incredibile se pensiamo che questo romanzo è uscito nelle librerie nel lontano 1932. In una società costruita per la felicità, Bernardo Marx, protagonista (almeno iniziale) della storia, nasce con un leggero handicap fisico e il suo amico Mr. Hemholtz, coprotagonista, è per puro caso più intelligente dei suoi simili. La diversità dei due protagonisti li accomuna nel disagio e il mondo ideale non appare più tale se non si è fatti a sua immagine e somiglianza. Con l’evolvere del romanzo, Huxley trasforma con incredibile precisione i protagonisti: il Selvaggio diventa il tragico personaggio principale sostituendosi a Bernardo Marx e ad Helmholtz ridotti a poco più che comparse.
Quello che più di tutto colpisce leggendo le pagine che compongono questo “disegno futuristico” è il talento incredibile che l’autore dimostra nel descrivere l’angoscia di non sentirsi uguali agli altri: non c'è nessun elogio della diversità ne alcuna consolazione. Qualunque sia la diversità, la consapevolezza della insostenibilità della condizione umana si fa perno principale su cui ruota tutto l’evolversi dell’azione divenendo quasi una sentenza di morte verso il genere umano.

Un futuro imprecisato dove l’umanità ha finalmente trovato pace e sicurezza grazie alla manipolazione degli embrioni e all’uso istituzionale delle droghe. L’impatto è a dir poco agghiacciante. Con freddezza da laboratorio viene descritta la manipolazione degli embrioni che sono sottoposti ad una serie di bombardamenti radioattivi per creare individui di tipo differenziato: dai dominatori intelligenti, perfetti e sani ai più miseri, piccoli e ignoranti schiavetti destinati a svolgere per sempre le mansioni più umili. Quasi crudele ma fortemente realistico il comportamento di tutti gli esseri una volta cresciuti: sono perfettamente a loro agio in questa società artificiale e questo per merito di una superdroga che inebria e non da mai effetti collaterali. Improvvisamente interviene un elemento anomalo a destabilizzare quella che era una società “perfetta”: in una riserva di “selvaggi”, persone rimaste in condizioni di vita primitive, vengono ritrovati due “civilizzati” dispersi da vent’anni.
I due mondi vengono a confronto: ma se il mondo nuovo terrorizza per la sua impersonalità, l’assenza o la regressione della civiltà non ha portato certo al mito del “buon selvaggio”.
Vendicativi, oziosi e carichi di malvagità i selvaggi senza scrupoli e senza morale non si dimostrano migliori degli sballati drogati ultramoderni. In bilico tra i due mondi, il più giovane dei dispersi, nato e cresciuto senza condizionamenti, non riuscirà ad adattarsi al “mondo nuovo”. La conclusione non potrà essere che tragica.
Un capolavoro secondo moltissimi, un esagerazione “ultraterrena” il pensiero di altri: quello che senza dubbio il “Mondo Nuovo” di Huxley ci trasmette è un’immagine tragicamente reale ed attuale della nostra società.

L’AUTORE:

Aldous Leonard Huxley è nato a Godalming il 26 luglio 1894 ed ha trovato la morte a Los Angeles il 22 novembre 1963. Scrittore inglese famoso per i suoi romanzi di fantascienza, ha inoltre pubblicato saggi, racconti brevi, poesie e racconti di viaggio. Huxley era un umanista e pacifista ma è anche stato interessato a temi spirituali come la parapsicologia e il misticismo filosofico. Era noto anche per sostenere e prendere allucinogeni ed è considerato da molti come il "padre spirituale" del movimento hippie. E' uno dei più eminenti membri della famosa Famiglia Huxley. A partire dalla fine della sua vita Huxley è stato considerato, in alcuni circoli accademici, un leader del pensiero moderno e un intellettuale del più alto rango. Ha scritto: “Giallo Cromo” (Crome Yellow, 1921), “Passo di danza” (Antic Hay, 1923), “Foglie secche” (Those Barren Leaves, 1925), “Punto contro punto” (Point Counter Point, 1928), “Eyeless in Gaza” (1936), “Dopo molte estati” (After many a summer dies the swan, 1939), “Il tempo si deve fermare” (Time Must Have a Stop, 1944), “La scimmia e l'essenza” (Ape and Essence, 1948), “I diavoli di Loudun” (The Devils of Loudun, 1952), “Le porte della percezione” (The Doors of Perception, 1954), “The Genius and the Goddess” (1955), “Ritorno al mondo nuovo” (Brave New World Revisited, 1958) e “L'isola” (Island, 1962).

TITOLO: “MONDO NUOVO – RITORNO AL MONDO NUOVO”
TITOLO ORIGINALE: “BRAVE NEW WORLD – BRAVE NEW WOLD REVISITED”
AUTORE: ALDOUS HUXLEY
EDITORE: TASCABILE MONDADORI

Domenica 7 giugno 2009 alle 09:15:46
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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