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Ultimo aggiornamento ore 18.44 del 22 Gennaio 2018

Le genetiche contraddizioni dell'Europa

Le genetiche contraddizioni dell´Europa

- La recente proiezione del film “PIIGS” (acronimo costituito dalle iniziali dei 5 Paesi UE in coda, tra cui l’Italia), riguardante il recente dibattito sulla genesi dell’Unione Europea, ha visto, in una sala gremita del cinema Sivori, la presenza del co-regista e di docenti della Facoltà di Economia dell’Università di Genova.

La visione del film-documento, composto da una serie di interviste a personalità, nazionali e internazionali, del mondo della cultura, della politica e del giornalismo, ha destato vivace interesse, nella misura in cui si propone di ravvisare che l’Eurozona potrebbe non essere la zona di quel ben-essere tanto accreditato e sbandierato al tempo della sua costituzione.

Il presente commento, in tal frangente, non intende esprimere (ma lo potrebbe, nella misura in cui il principio democratico consente la libera opinione) la bontà o meno della scelta di campo convalidata dai tanti Governi che si sono ad oggi succeduti nel nostro Paese.

Nondimeno, alla fine della proiezione una sana ed interessante discussione ha animato la sala, come è utile che accada quando si confrontano differenti visioni di una cosa. E quando, in specie, la visione di una parte pare essere numericamente dominante sull’altra, secondo il tipico confronto dualistico: vero-falso, bene-male.

E’ sempre utile ed opportuno riconsiderare la Storia ed i passi da essa compiuti, in specie quando tali passi sono stati quelli di coloro che, a vario titolo, detengono, democraticamente, la carica transitoria di rappresentarci, secondo i principi ed i criteri sanciti dalla nostra Costituzione, che assegnano, pur in una evidente discontinuità, tali “deleghe” elettive.

Sia come sia, destatevi elettori-spettatori, radunate le forze (intellettive) in campo e datene legittima e congrua destinazione. Viepiù, nell’ascoltare una ragazza in sala, che, chiedendo parola, ha saggiamente invocato per tutti più cultura, più “libri!”, come propugnava un noto manifesto urlante durante la rivoluzione Russa.

La ragazza ha infatti stigmatizzato la personale sensazione che, oggi, una parte di giovani sia totalmente soggiogata da una compulsione fuori controllo per lo shopping e per i social, tale da trascurare la costante informazione su questioni e fatti da cui nessuno dovrebbe chiamarsi fuori.

Una invocazione in qualche modo coerente anche a certo “analfabetismo economico”, richiamato e paventato da una delle autorevoli voci intervistate nel film, che parrebbe anch’esso direttamente riguardarci come popolo sovrano.

Domenica 28 maggio 2017 alle 12:15:50
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