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Ultimo aggiornamento ore 17.30 del 20 Gennaio 2018

Le implicazioni dell’agire mentale

Le implicazioni dell’agire mentale

- Perché diamo tutto per scontato? Prima di sottoporre ad un vaglio auto-critico il quesito, va sinteticamente precisato che il termine “scontato” può liberamente vagare tra “cosa certa, dato di fatto” e “riduzione” del prezzo di una merce. Nondimeno, entrambe le accezioni si fanno confluire nel più ampio significato di “ridimensionamento di valore”.

Acclarata la (superflua?) premessa, è degno di interesse notare come ogni connessione tra pensiero ed azione, tra idea e movimento, pur nella sua semplice straordinarietà, ci lasci indifferenti. La si dia, appunto, per “scontata”. Solo di rado ed altrove troviamo un tempo destinato alla riflessione su tale meraviglia, sul nostro essere una pozzanghera d’acqua, un flusso elettrico vitale animato dalle infinite emozioni che esprimono il quotidiano miracolo delle sinapsi.
Alla buon’ora, la Natura, di cui facciamo parte, ha una sua ragione di accontentarsi di ciò che l’uomo è in grado di restituirle di meraviglioso. E ritenere già letteralmente un miracolo quando ciò accade anche solo come idea, come espressione della volontà.

Il “successo” di un’azione mentale non sta infatti nel numero di teoriche ruminazioni con cui l’uomo si ostina ad occupare il proprio tempo, in cui esercita la sua fervida fantasia, ma nell’azione raziocinante che afferma “ogni dire è un fare” a sintesi operativa del concetto.
Come ovvio, anche nel pensare umano insiste un perimetro d’azione finito, senza alcun possibile svalicamento.

Di fatto, il pensiero non può estendersi oltre il limite della conoscenza individuale, giacché immaginare prevede una preventiva forma di conoscenza, anche embrionale ed approssimata, diretta od indiretta. Nulla possiamo inventare (trovare, dal latino) se non è già transitato in noi, appreso in qualche modo dal punto di vista esperienziale. Non si può immaginare ciò di cui non si conosce l’esistenza, se non per composizione casuale o causale di singoli elementi noti.
Questa specifica condizione identifica il limite umano. E, visto che anche all’infinito manca probabilmente una fine, è lecito pensare che anche alla fantasia manchi l’infinito in cui spaziare.
E che tale tensione sia l’ennesima insoddisfacibile aspirazione dell’uomo.

Domenica 6 novembre 2016 alle 10:30:22
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