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Ultimo aggiornamento ore 17.30 del 20 Gennaio 2018

Lettera Aperta/La pressione fiscale uccide le imprese

Lettera Aperta/La pressione fiscale uccide le imprese

- Egregio Direttore
La grande industria è costretta da oltre dieci anni a licenziare personale anche a causa dell’ avvento delle nuove tecnologie.
Le piccole e medie imprese, commercianti, esercenti e artigiani stanno morendo a causa delle troppe tasse che sono costrette a pagare, una pressione fiscale che in Italia va dal 55 al 70%, generatrice di nuova povertà, perche le aziende non possono assumere nuovo personale e addirittura i titolari sono obbligati a chiudere per cercare lavoro, facendo aumentare il numero dei disoccupati.
Diminuendo la tassazione del 50% si darebbe una nuova vitalità alle piccole imprese, che assumerebbero nuovo personale, cosa che non possono fare oggi a causa dell’ eccessiva pressione fiscale.
E’ necessario poi togliere il Sostituto di Imposta che massacra le buste paga dei lavoratori e chiudere Equitalia.
Ieri in tv il direttore di Equitalia, che non sa ciò che dice, ha affermato che le cose vanno male a causa della troppa evasione fiscale, ma le aziende sono costrette ad evadere perché hanno un socio occulto al 60% che non produce e non lavora per loro.
La Lega Nord Liguria dice pagare meno per pagare tutti se si vogliono salvare le imprese del nostro paese, altrimenti l’ evasione fiscale salirà al 100% e faranno bene.
Davide Rossi-Bruno Ravera

Risponde il Direttore, Matteo Cantile
Gentilissimi Ravera e Rossi,
il vostro grido di allarme è lo stesso che parte dalla maggioranza dei cittadini che hanno a che fare con il fisco italiano, le sue storture e, soprattutto, la sua voracità.
La pressione fiscale ha raggiunto un livello intollerabile e, coniugandosi con la crisi congiunturale che ha colpito mezzo mondo, ha determinato la chiusura a pioggia di moltissime piccole e medie imprese.
Un commerciante, ormai "ex" per la verità, mi segnalava, qualche giorno fa, come con un fatturato medio di 100.000 Euro l'anno sia impossibile sopravvivere: al netto dei costi energetici più alti d'Europa, dell'affitto dell'immobile, della gestione bancaria e commercialistica, degli ammortamenti, dei balzelli d'ogni tipo che gravano sulle imprese e infine delle imposte individuali (Irpef e Inps), anche senza investimenti di personale (che sarebbero fondamentali per ridurre il tasso di disoccupazione), alla fine del mese restano briciole.
Essere costretti a maneggiare ogni trenta giorni dieci mila Euro e poterne tenere per la propria famiglia, quando va bene, poche centinaia, è un'umiliazione che stancherebbe anche il più motivato degli imprenditori.
Il risultato non è solo economico od occupazionale, ma anche sociale: i centri storici si svuotano delle botteghe che per decenni li hanno caratterizzati e si riempiono di marchi in franchising che propongono merce scadente e offrono lavoro sottopagato e poco professionalizzato.
La piaga dell'evasione, è innegabile, caratterizza il nostro Paese ma l'ipotesi che avanzate nella vostra lettera, e cioè che la stessa sia strettamente connessa alla spaventosa pressione fiscale, è valida e condivisibile.
Una generalizzata diminuzione delle aliquote accompagnata da una politica di rigoroso controllo è l'unica via per evitare l'implosione.
A questo va aggiunta una doverosa ed efficace spending review: il termine non mi piace, perché sembra già svuotato del suo significato, ma una fortissima riduzione dei costi del "sistema" è prioritaria.
Se in Italia abbiamo aliquote da socialdemocrazia nord-europea e servizi da terzo mondo significa che qualcosa non va.
Nella lettera parlate di socio occulto che non lavora: tutte le imprese del mondo considerano i loro Stati soci occulti, il discrimine è la loro operatività.
Ospedali gratuiti e funzionanti, asili nido, autostrade senza pedaggio, treni puntuali, puliti ed economici: in uno Stato con oltre il 50% della pressione fiscale questo è il minimo che dobbiamo aspettarci.
Spetta a chi ci governa barattare le auto blu, le immunità e gli sprechi con i servizi che il Paese intero pretende di ricevere.


Venerdì 20 luglio 2012 alle 12:45:27
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