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Ultimo aggiornamento ore 10.00 del 20 Gennaio 2018

Lippi si prende la colpa: lui fugge, restano le macerie

Lippi si prende la colpa: lui fugge, restano le macerie

- Tra i record negativi battuti da questa nazionale ce n'è anche uno di natura sociale: avere ingigantito il popolo dell'"Io l'avevo detto" fino alla soglia dei sessanta milioni.
Quella di ieri a Johannesburg è, infatti, la cronaca di un disastro annunciato: tecnici, giornalisti, tifosi, tutti avevano avvertito la pochezza di questa nazionale e la follia di molte scelte.
Nel "Gruppo", celebrato dal C.t. come l'unico parametro necessario a giudicare una squadra, erano inseriti giocatori dal passato remoto importantissimo ma dal passato recente tanto fallimentare quanto lo sconclusionato presente.
Zambrotta, Cannavaro e Gattuso, tanto per citare i tre esempi più clamorosi, sono da tempo ai margini delle proprie squadre: non si tratta di giocatori che hanno vissuto qualche mese di difficoltà ma atleti sulla via del tramonto ormai da anni.
Il quadro, poi, è aggravato dalla decisione di farli giocare: convocare qualche vecchia gloria per trasmettere esperienza e infondere coraggio può anche essere una scelta azzeccata, pensare di mandarla in campo nella partita decisiva un controsenso.
E cosi, mentre Rino Gattuso sgambettava sul terreno, Angelo Palombo languiva in panchina; mentre Iaquinta cercava il gol (chi cerca trova, dice un vecchio adagio...) Giampaolo Pazzini guardava; mentre Zambrotta tentava, invano, di rompere il fiato, Cristian Maggio osservava sconsolato.
Da giornalista, e da tifoso, ho spesso la sensazione che certi allenatori si autodanneggino in una sorta di strana perversione: nessuno, però, mi ha impressionato in questo senso quanto Marcello Lippi.
Il quale non si è accorto, nell'elaborare le sue teorie, che mettere se stesso e la sua squadra contro un'intera nazione può essere una buona strategia per caricare un gruppo talentuoso ma è un suicidio quando i giocatori non sono all'altezza delle aspettative.
Le conferenze stampa di Lippi, che sbeffeggiava presuntuoso i giornalisti difendendo le sue convocazioni, saranno ricordate come l'isteria del bassotto che abbaia al mastino: un disperato tentativo di autodifesa.
Perchè sia accaduto tutto ciò è un mistero, perchè un tecnico della levatura e dell'esperienza di Lippi sia caduto in questa trappola non è spiegabile: consegnandosi alla folla urlante come unico colpevole è riuscito ad evitare il linciaggio e, a noi, mancheranno per sempre delle corrette spiegazioni.
Non solo quelle legate alle convocazioni ma anche quelle che riguardano i continui cambi di modulo, le effimere promozioni alternate alle rapide bocciature. Agli errori, uno dietro l'altro.
Ma non crediate che Lippi sia l'unico colpevole, perchè non è cosi.
La colpa di questo disastro ricade pesante sulle spalle di una Federazione che, dopo la coraggiosa scelta di affidare la nazionale ad un tecnico di secondo piano come Donadoni, ha sconfessato se stessa riscaldando una vecchia minestra.
Vincere questo mondiale era impossibile perchè la qualità media dei giocatori convocabili era insufficiente allo scopo: questa competizione, però, sarebbe stata perfetta per iniziare a costruire il futuro, per regalare ai campioni di domani un'esperienza che li avrebbe preparati ai prossimi impegni.
Richiamando Lippi, invece, la Federazione ha preferito regalare agli eroi di Berlino una vacanza premio: una villeggiatura durata poco, comunque.
Finita l'agonia ora è giusto pensare al futuro: da oggi tocca a Prandelli, che raccoglie una squadra distrutta e che, una volta tagliati i rami secchi, dovrà rianimare anche i reduci da questa disfatta.
Il tempo non manca, il Paese sarà al suo fianco e l'ex tecnico viola ha tutte le qualità che servono.
E, finito l'anomalo commissariamento concesso a Lippi ora, finalmente, i talenti più puri del nostro calcio potranno esprimersi con la maglia azzurra: perchè un gruppo di lavoro coeso è un valore da difendere ma sul campo il fisico, la tecnica e il talento sono più importanti ancora.
Pare che ieri sera l'abbia capito anche Lippi.

Venerdì 25 giugno 2010 alle 13:10:20
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