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Ultimo aggiornamento ore 22.42 del 21 Gennaio 2018

Non è con l'Imu che si conquista la fiducia della gente

Non è con l´Imu che si conquista la fiducia della gente

- Non il quattro ma il cinque per mille sulla prima casa e una vera e propria stangata sulla seconda abitazione: il nuovo incubo dei genovesi si chiama Imu.
La tassa sugli immobili, introdotta insieme a una pletora di nuovi balzelli dal governo Monti, è il sostituto, riveduto, corretto e rincarato, della vecchia Ici, l’imposta che il governo Berlusconi eliminò in un impeto di sostegno alle famiglie (che poi si fermò a quella decisione) il 26 luglio del 2008.
Da allora si sono susseguite considerazioni e polemiche sulla sostenibilità economica di quella scelta da parte degli enti locali, da una parte, e sulla liceità morale (persino) dell’imposta.
La discussione è finita con l’introduzione dell’Imu che rischia di essere il colpo di grazia alle casse disastrate delle famiglie italiane.
In un tentativo disperato di sistemare i conti pubblici, infatti, l’esecutivo centrale sta devastando quelli privati, piccole imprese e famiglie che, in un contesto di fiscalità portata all’estremo, nell’ambito di servizi ridotti all’osso, si domandano come sarà possibile seguire alla lettera le nuove prescrizioni.
Su queste basi si inserisce la nuova giunta genovese guidata da Marco Doria che pare sia pronta a utilizzare la leva dell’Imu a vantaggio dei conti di Tursi.
Una mossa seriamente pericolosa: Genova è una città di grandi case ereditate, abitate da persone anziane con reddito pensionistico; è una metropoli di dipendenti a reddito fisso e piccoli commercianti le cui disponibilità economiche sono già state erose da una crisi spaventosa e da un indiscriminato aumento dei prezzi dei beni di prima necessità (in particolare trasporti e carburanti, compresi quelli per il riscaldamento: luce e gas, per intenderci).
Infierire ulteriormente con prelievi forzosi di cifre “importanti” rischia di essere un atto incosciente, capace di gettare sul lastrico e nella disperazione interi nuclei familiari.
Tra questi c’è chi, addirittura, ha pensato di porre in vendita il proprio immobile, magari ripiegando su un affitto, per non doversi sobbarcare il costo inaccessibile della nuova tassa ma, cosi facendo, ha scoperto che la crisi di fiducia delle banche ha tagliato di netto l’erogazione dei mutui e, con essa, la disponibilità all’acquisto; gli annunci delle case in vendita giacciono, invano, nei siti internet e sulle vetrine delle agenzie immobiliari mentre i valori del mercato crollano.
Migliaia di giovani impiegati a “progetto” o con finte collaborazioni di libera professione rischiano di restare senza un’entrata mentre le loro famiglie, la principale fonte di sostegno di “bamboccioni” resi tali da un sistema perverso, potrebbero presto non essere più in grado di sostenerne il carico.
Una situazione esplosiva.
Pensare che, in un contesto simile, l’Imu (già di per se iniqua) possa essere immaginata dal nostro Sindaco come un’importante fonte di ricchezza per il Comune lascia, come minimo, perplessi.
L’ondata di anti politica o, se preferite, di disinteresse alla politica che si è manifestata con plastica evidenza nelle ultime elezioni amministrative cittadine dovrebbe fare riflettere chi si è assunto l’onere di governarci: servono segnali coraggiosi, ristrutturazioni complessive, riconquista di credibilità.
Una tassa comunale o nazionale (se economicamente ragionevole e l’Imu rischia di non esserlo) è tanto più accettabile quanto più è evidente il suo contributo alla collettività.
Se le imposte servono solo ad alimentare uno stato bulimico abbiamo tutto il diritto di porci domande serie e, nel caso, manifestare il nostro malcontento.
Cdg lo ha sostenuto nel momento stesso in cui il nome del nuovo primo cittadino è stato reso noto: Doria ha un compito altissimo. Sta a lui e alla sua giunta portarlo a termine.
Ma non è la quadratura della partita doppia del Comune a scapito di quella dei cittadini il compito altissimo di cui stiamo parlando.

Giovedì 7 giugno 2012 alle 13:05:07
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