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Ultimo aggiornamento ore 17.30 del 20 Gennaio 2018

Vecchi eroi e giovani senza coscienza. Una storia folle.

- Chi l'ha detto che il mondo sia dei giovani? Sicuramente non l'arzillo novantatreenne (e, con lui, la sua famiglia) che ieri sera ha gettato nel caos la stazione di Genova Brignole.
L'uomo, forte accento calabrese, vestito di lino blu notte e coppola di pesante tweed calata sulla testa, aveva in mente un'idea fissa: tornare al paese natio, Brancaleone, piccolo comune marittimo della provincia di Reggio Calabria.
I 1210 km di strada ferrata necessari a coprire la tratta non sembravano spaventarlo cosi come non era turbato dall'idea di dover restare in piedi per un dozzina di ore sopra un vecchio treno sbuffante.
Del resto, a sentire il racconto del nonnetto agli astanti allibiti, quest'uomo dall'aspetto ruvido ad un passo dal primo secolo di vita, aveva già trascorso la notte precedente "sulla sabbia" (le parole sono testuali), dopo essere partito il giorno prima da Cologno Monzese dove, probabilmente, vivono alcuni familiari.
L'anziano, eludendo magistralmente i controlli alla salita (quelli che vi scrive prova invano a forzare ormai da anni...), era riuscito a intrufolarsi, senza prenotazione alcuna, sul treno notturno 1943 diretto a Palermo: un viaggio pazzesco, una vera odissea, che conduce gli avventurosi passeggeri nel capoluogo siciliano dopo 19 ore e 2 minuti di viaggio.
Un'esperienza spaccareni per un giovinetto adagiato alla cuccetta, una pura follia per un nonnino in pensione da trent'anni.
Appena il capotreno, una graziosa fanciulla poco più che ventenne, si è accorto del passeggero ha avvertito le forze dell'ordine le quali, colpite da un moto di compassione, si sono gentilmente rifiutate di cacciare dal treno quel singolare personaggio.
Ne è nata una discussione lunga, a tratti accesa, risolta con la dialettica di un agente che è riuscito, dopo una mezz'ora (di ritardo, naturalmente), a convincere il nonnetto e il suo bastone ad abbandonare il convoglio.
Stupore, misto a raccapriccio, nell'ascoltare la reazione dei parenti dell'uomo, rintracciati chissà come dai potenti mezzi della Polizia Ferroviaria: "Tutto normale", pare sia stata la risposta, alla quale l'agente semi shoccato non ha potuto che reagire con un tranquillo "Buona notte, ci pensiamo noi".
L'unica alternativa, quando la mezzanotte era passata ormai da un pezzo, era caricare il vetusto passeggero (che sosteneva di avere in tasca più di mille euro e di possedere appartamenti e case in mezza Calabria) sul treno successivo che, diretto a Napoli, disponeva anche di carrozze con i normali sedili.
Qui la storia si interrompe: l'uomo, adagiato su una lurida poltrona con gli onori riservati ad un capo di stato, è partito alla volta di Napoli Centrale.
Chi vi scrive non sa se il nonno sia veramente riuscito ad arrivarci (l'ingresso in stazione era previsto alle 9.11 del mattino successivo!!!) e se, in seguito, sia riuscito a raggiungere la sua a(r)mata Brancaleone. E' perfino possibile che, mentre scrivo queste note, egli stia ancora vagando alla ricerca della terra promessa.
Resta solo da trovare la morale a questa storia: i vecchi sono diventati degli eroi pronti al martirio pur di mantenere l'indipendenza. Oppure figli e nipoti devono farsi un profondo esame di coscienza?
Io non rispondo, non sono mai stato offensivo nella mia carriera giornalistica. Ma oggi, forse, avrei potuto fare uno strappo alla regola.

Martedì 20 luglio 2010 alle 18:05:57
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