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Ultimo aggiornamento ore 17.30 del 20 Gennaio 2018

Calato il sipario, adesso i liguri scelgano da che parte stare

Calato il sipario, adesso i liguri scelgano da che parte stare

- Ci siamo dati un gran daffare per queste elezioni regionali: interviste, dibattiti, reportage. Più di noi si sono impegnati i candidati, spinti dalla irrefrenabile necessità di procacciarsi fino all'ultimo voto.
Eppure, spostando il mirino dalla società politica a quella reale, sembra evidente che tutto questo lavorìo non abbia sortito alcun effetto, o quasi: pochissimi cittadini liguri si sono interessati alla campagna elettorale e ancora meno parteciperanno al voto. Si dice che, quando l'ultima scheda sarà stata conteggiata, neppure quattro liguri su dieci si saranno presi il disturbo di tracciare una croce a matita.
Non serve un politologo di fama per analizzare il fenomeno: schiacciato com'è da una crisi economica la cui fine si annuncia solo in qualche documento da Banca Centrale, blandito da vuote promesse, stanco di privilegi e corruzione, il popolo italiano si è progressivamente arreso. La lotta politica non lo interessa più.
Questo atteggiamento ricorda quello che si riservava alla mafia prima che iniziasse la stagione delle stragi in cui anche gli innocenti iniziarono a essere trucidati: finché s'ammazzano tra loro, si diceva, chissenefrega.
Con la politica sta accadendo qualcosa di simile: che a rubare ci sia tizio oppure caio non interessa a nessuno.
Eppure, a guardarla un po' più da vicino, questa classe di giovani candidati alla Presidenza e al Consiglio della Regione Liguria si sente pronta a invertire la rotta.
Basta sprechi, basta morti, basta inciuci.
Loro ci credono, su questo ho pochi dubbi. Sono degli illusi?
Qualcuno, probabilmente, si. Ma è innegabile che "fonzie" a Palazzo Chigi abbia portato una ventata di aria nuova che si respira, inevitabilmente, anche tra chi lo avversa.

Le forze in campo

Movimento 5 Stelle - Quelli che più di tutti agitano lo spettro della deflagrazione dei poteri costituti sono i giovani, talvolta giovanissimi, esponenti del Movimento 5 Stelle. I grillini spingono forte sul concetto di "democrazia partecipata", di palazzo aperto alle istanze delle persone comuni. Personalmente credevo, sbagliando, che il Movimento si sarebbe ritirato su posizioni meno convincenti e che avrebbe perso in fretta il suo carattere di partito di massa: invece, aspettando il risultato delle urne, si ha l'impressione che Alice Salvatore, la candidata alla presidenza, abbia fatto un buon lavoro e sia riuscita a convincere un'importante fetta di elettori. Al di la dei sondaggi, spesso ingannevoli, i grillini sono accreditati come possibile seconda forza e, qualora il livello di partecipazione al voto fosse veramente molto basso, potrebbero anche ottenere una clamorosa vittoria. Dovesse succedere l'impatto sarebbe incredibile: per la Regione, forse, ma anche e soprattutto per lo stesso Movimento. Che si troverebbe a governare una regione povera, difficile e disperatamente bisognosa di una spinta alla crescita. La "democrazia partecipata" è un falso storico, lo sa chiunque abbia approfondito solo un minimo un libro di storia: la democrazia moderna non è partecipata ma delegata e di questa delega, se riusciranno a ottenerla, dovranno fare buon uso i pentastellati. Dovranno prendere il toro per le corna e respingere il corteggiamento della "buona società" se non vorranno tradurre in flop quello che potrebbe essere un determinante esame di maturità.

Partito Democratico - Che Lella Paita sia una donna di "destra" fa sorridere chi ne abbia seguita la carriera ma è indiscutibile che il PD 2.0, quello che Renzi ha costruito sulle macerie della "Ditta", susciti qualche perplessità nell'elettorato storico della sinistra italiana; si aggiunga che chi ha governato per dieci anni consecutivi ha diversi scheletri negli armadi che in campagna elettorale spuntano come i funghi alle prime piogge autunnali. E' così spiegata quella sensazione di inedita debolezza che pervade i democratici e suscita entusiasmi tra i concorrenti. Per queste ragioni la conta elettorale di domenica notte assume un valore ancora più importante per la geografia politica ligure e italiana. Fino ad oggi il renzismo ha dilagato: lo ha fatto nell'urna delle europee (dove il Pd ha ottenuto un risultato sconosciuto persino alla Democrazia Cristiana), lo ha fatto in tutte le più spinose battaglie parlamentari. Gli elettori più a sinistra, dunque, si sono fin qui turati il naso, raggiunti nell'alveo del nuovo "partitone" da centinaia di migliaia di elettori moderati ormai sfiniti dal berlusconismo. Lo schema si ripresenterà anche tra Imperia e La Spezia? Dirlo alla vigilia è difficile ma è chiaro che qualche limatura sia sopraggiunta negli ultimi mesi: le prime riforme di Renzi hanno fatto discutere, a sinistra c'è un nuovo soggetto politico, il centro destra si è (temporaneamente) ricompattato e, comunque, in Liguria non si vota Renzi ma Paita. Possibile, quindi, che la rampante spezzina dovrà accontentarsi di numeri meno bulgari, ma resta pur sempre la favorita.

Centro destra - La situazione del centro destra ligure è ben descritta dalla bizzarra conferenza stampa di Angelino Alfano: arrivato a Genova per sostenere Giovanni Toti, l'attuale Ministro dell'Interno ha attaccato con vigore Matteo Salvini, leader della Lega e alleato dello stesso Toti. Quella che sostiene l'ex giornalista Mediaset è quindi una coalizione evidentemente posticcia, però spinta dal "vincere o morire", motivazione ben presente sia tra i candidati che tra i militanti.
C'è poi l'incognita Lega, partito che a livello nazionale si sta accreditando come uno dei più stimati: è chiaro che le speranze di vittoria passino soprattutto attraverso una super prestazione degli uomini del Carroccio. Se la Lega, come qualcuno sussurra, dovesse spingersi fino alle soglie del 20%, basterebbe una Forza Italia claudicante per assestare un colpo fatale a tutte le altre forze in campo. Di Toti, peraltro, non si può dire male: completamente alieno alle dinamiche regionali ha avuto il buon senso di girare al largo dai faccia a faccia più spinosi e quando non li ha potuti evitare ha mostrato una buona dose di self control. E il fatto che non sia ligure lo ha aiutato a superare quei personalismi che un candidato di casa nostra avrebbe esacerbato.

Pastorino - Eccone un altro che in questo passaggio ci si gioca la carriera. A guardarne la performance c'è tutto il mondo della sinistra che non vuole più stare nel Pd e cerca un progetto alternativo. Rischiando molto, il sindaco di Bogliasco e l'uomo dei "penultimatum" Pippo Civati, hanno deciso di costruirlo. Quali possibilità abbia di diventare il nuovo governatore della Liguria è presto detto, nessuna. Però Pastorino e i suoi hanno deciso di "contarsi" e, nel caso in cui il Movimento 5 Stelle riuscisse a sbaragliare la concorrenza, potrebbe anche puntare a un'alleanza di governo. Il rischio che un voto a Rete a Sinistra possa paradossalmente avvantaggiare Toti esiste, è inutile girarci intorno, ma la politica è fatta di scelte talvolta anche difficili, magari dolorose nell'immediato ma utili nel medio termine. Questa è la speranza della sinistra che sta più a sinistra di chi dice d'esser di sinistra (se non avete capito la frase rileggetela con più calma). I civatiani hanno comunque molto da perdere: se dovessero ottenere un risultato deludente in Liguria il progetto andrebbe inevitabilmente abortito, nella convinzione che se una "cosa di sinistra" non si impone qui da noi non si imporrà da nessuna parte; per lo stesso motivo non è detto che un buon risultato a Genova sia replicabile altrove.

Gli altri - Sembra chiaro, ma guai a dirsi certi di un pronostico, che fuori dai quattro nomi già analizzati gli altri faranno la parte delle comparse. Stranamente molle, poco incisiva, la campagna di Enrico Musso: la sua notorietà poteva essere sfruttata con maggior vigore, per emergere dal mucchio sarebbero servite proposte forti, altamente innovative. Non sono arrivate e il risultato rischia di essere deludente. Tra i piccoli è stata geniale la comunicativa di stampo marxista di Matteo Piccardi (se non altro è simpaticamente demodé), più ordinari Antonio Bruno e Mirella Batini, tutti comunque destinati a una manciata di voti.

Venerdì 29 maggio 2015 alle 23:50:41
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