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Ultimo aggiornamento ore 18.50 del 23 Gennaio 2018

Il referendum, un buco nell'acqua senza trivella | Video

Il referendum, un buco nell´acqua senza trivella<span class=´linkFotoA1Articolo´> | <a href=´/videogallery/No-Triv-un-buco-nell-acqua-259.aspx´ class=´FotoVideoA1´>Video</a></span>

- Il flop era annunciato anche se nessuno, per propaganda gli uni e scaramanzia gli altri, aveva avuto il coraggio di ammetterlo: il referendum sulle trivellazioni in mare si è concluso così, con un nulla di fatto. La metà degli elettori ormai è difficile coinvolgerla persino per le elezioni politiche, figuriamoci quali speranze avesse un referendum estremamente tecnico e sentito solo in alcune regioni d'Italia.
Così l'unica area in cui il quorum è stato raggiunto, per un pelo tra l'altro, è la Basilicata dove la questione è avvertita in modo traversale. Tutti gli altri, compresa la Puglia del pasionario Michele Emiliano, che di questo referendum ha fatto una questione personale, sono andati parecchio sotto la metà più uno.
32,15% del totale, questo il dato rilevato alle 23 quando i seggi si sono chiusi in tutta Italia: sotto questa quota, anche se di poco, la regione Liguria: tra Ortonovo e Ventimiglia è andato al voto il 31,62% degli aventi diritto.
Quasi ignare della presenza del referendum alcune regioni italiane: il Trentino Alto Adige, maglia nera, ha portato al voto circa un elettore su quattro. Un fatto quasi comprensibile visto che si tratta di una regione lontana dal mare. Più strani i dati fatti registrare da Calabria, Campania e Sicilia, tutte tra il 26 e il 28%.
Chi esce rafforzato dal voto referendario è certamente Matteo Renzi: il premier ha ingaggiato una durissima battaglia contro la parte del Partito Democratico che ha chiesto e ottenuto la consultazione. Per vincere questa partita Renzi non si è risparmiato arrivando a chiedere apertamente l'astensione: non votare, specialmente in un referendum, è una legittima scelta politica ma in un paese come il nostro un primo ministro che invita i cittadini a disertare le urne non è considerato un fatto positivo.
Situazione sui generis nella nostra regione: Forza Italia, con in testa il governatore Toti, hanno prima condotto una blanda campagna referendaria poi hanno tentato un tardivo scatto finale, con la presenza al voto e l'invito a seguire l'esempio. Il fatto è che l'elettorato berlusconiano non è particolarmente sensibile alle tematiche ecologiste e la maggioranza delle tessere elettorali di centrodestra è rimasta nel cassetto.
Più coinvolta è sembrata la Lega Nord: non si è trattato granchè di ecologismo, in realtà, ma di peso delle istituzioni locali rispetto alle scelte romane. Anche l'invito alla partecipazione delle camicie verdi è però largamente caduto nel vuoto.
Si chiude così una pagina poco edificante che, tra l'altro, ha avuto un costo enorme: 300 milioni di Euro per una tornata elettorale morta in partenza, Sarà anche democrazia ma, a quanto sembra, non funziona benissimo.

Lunedì 18 aprile 2016 alle 18:00:31
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18/04/2016 - No Triv, un buco nell'acqua


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