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Ultimo aggiornamento ore 20.50 del 20 Gennaio 2018

L'addio di Cofferati e quell'ennesima occasione persa

L´addio di Cofferati e quell´ennesima occasione persa

Genova - La notizia era nell'aria ma nessuno, intimamente, pensava che Sergio Cofferati arrivasse a tanto. E invece ci è arrivato, il "Cinese" ha lasciato il Pd.

La scelta, va detto onestamente, è di quelle facili: a quasi settant'anni, con la busta paga da eurodeputato in tasca e una carriera politica ormai al capolinea, permettersi di fare il duro e puro è agevole come bere un bicchier d'acqua. Si saluta la compagnia e si continua come se nulla fosse successo.

Ma lo strappo di Cofferati e, mi sia consentito, la sua stessa candidatura, mostrano quanto siano profonde e radicali le differenze nel PD: Matteo Renzi, sul piano elettorale, ha costruito la versione 2.0 della balena bianca ma dal punto di vista politico il correntismo e i distinguo hanno superato i limiti del tollerabile. La balena, in sostanza, sta spiaggiando.

A spingere il "Cinese" in Liguria, regione che è "sua" con molti "ma", è stata quella parte del partito che sente fortemente il bisogno di restare ancorata alla sinistra tradizionale, ai suoi valori ma anche ai suoi simboli: Cofferati, che dal pulpito sindacale aveva combattuto e sconfitto il riformismo di Silvio Berlusconi, quello stesso riformismo che oggi piace da matti ai renziani, è stato visto come un totem: poco conta che sia tecnicamente un pensionato, che non sia ligure e che non abbia neppure sottoposto un programma all'esame dell'elettorato. Cofferati era un pacchetto completo, chiaro e coerente: un uomo di sinistra per una regione di sinistra.

L'operazione politica, che il popolo delle primarie ha evidentemente giudicato di retroguardia, è stata di per sé perfettamente legittima: a una candidata renziana che guarda al centro si è deciso di opporre un candidato che guarda a sinistra. Ciò che non torna è l'elaborazione della sconfitta.

Che le primarie siano un giochino pericoloso, difficilmente gestibile, aperto a potenziali malintenzionati era così palese che non era necessario che un ex sindacalista ed ex sindaco ce lo venisse a spiegare: manca persino una legge che le normi, le primarie valgono quanto la conta fatta davanti alla scuola. Ma politicamente mi sarei aspettato, da quello che veniva definito un galantuomo, una valutazione concettualmente un po' più elevata di quella che ho sentito nelle due conferenze stampa post voto. Non un'ammissione di responsabilità, non un'elaborazione filosofica: a sentire Cofferati sembra che la Liguria fosse entusiasta di affidargli la candidatura a presidente e che solo le "squadracce" paitiane glielo abbiano impedito.

Anche tutta quella violenza verbale nei confronti di esponenti del centrodestra che hanno manifestato la loro (legittima, anche in questo caso) preoccupazione di vedere Cofferati alla guida della Regione, è parsa totalmente fuoriluogo: quegli esponenti non sono andati a votare alle primarie mentre altri, sempre alieni al centrosinistra, non solo hanno votato ma hanno persino finanziato una campagna elettorale. Non una parola anche su questo punto.

Da Cofferati, insomma, mi sarei aspettato un'uscita di scena più degna di una carriera invidiabile: avrebbe potuto sottolineare i pericoli connessi alle primarie, elaborare le ragioni della propria sconfitta (che è tanto schiacciante da superare ogni considerazione sulle irregolarità) e promettere il suo contributo per migliorare i meccanismi che regolano le primarie. Non l'ha fatto. E il Pd, oltre a perdere un iscritto, ha perso anche un'occasione.

Domenica 18 gennaio 2015 alle 09:42:05
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