Notizie cronaca genova Liguria News TeleNord Genova Post Sanremo News Riviera Sport Savona News Savona Sport Città della Spezia
LA REDAZIONE
telefono redazione 010 8935042
fax redazione 010 8934973
Ultimo aggiornamento ore 14.15 del 19 Gennaio 2018

La Pecora Nera nel condominio dei santi. La prima a Genova con Ascanio Celestini

La Pecora Nera nel condominio dei santi. La prima a Genova con Ascanio Celestini

Genova - L’esitazione silenziosa che precede l’applauso alla fine della visione de “La Pecora Nera”, film presentato anche al Festival di Venezia, è già di per sé molto significativa. Il pubblico del cinema Sivori resta per un attimo in silenzio, deve metabolizzare e mandare giù quel groppo che rimane in gola. E’ un film che scuote, che fa male e lascia un peso sullo stomaco. Soprattutto perché il malato mentale che racconta la sua storia è prima di tutto un bambino, e un bambino destinato alla malattia psichica, quasi trascinato verso essa a suon di angherie dall’ambiente in cui si trova a nascere e crescere.
Protagonista del film, vera e propria indagine sul campo con raccolta di numerose testimonianze, il manicomio come istituzione, criminale secondo Celestini, e l’unica ad essere stata messa in discussione attraverso una legge. Nell’istituto, che “cura con l’ordine il disordine del cervello”, si ritrova rinchiuso Nicola, figlio dei “favolosi anni sessanta” e cresciuto con una nonna “vecchia da sempre” che alleva galline e non perde occasione per metterlo in imbarazzo. Fra frasi ripetute in maniera ossessiva e con la totale assenza di una colonna sonora -fatta eccezione per un canto scritto dallo stesso regista- Nicola rivive la sua storia prima della reclusione in quello che lui chiama “il condominio dei santi”: l’amore infantile per Marinella, i compagni di classe, la nonna che porta le uova fresche alla maestra per comprare la promozione, i fratelli che gli parlano delle donne “che leccano gli uomini nudi” e che ne fanno sparire una, una notte, inculcandogli nel cervello di essere un visionario “uno che s’inventa le cose”, che vede quello che non c’è. Ed è proprio per coprire il crimine commesso dai fratelli che Nicola viene messo prima sotto osservazione e poi rinchiuso per 30 anni.
La routine dell’istituto prevede anche la spesa al supermercato, simbolo della società consumistica figlia del boom economico dei “favolosi anni sessanta”, che acquisisce più spazio nella versione cinematografica rispetto a quella teatrale. A fianco di Celestini, Maya Sansa nel ruolo di Marinella che Nicola ritrova proprio al supermercato, e Giorgio Tirabassi che veste i panni dell’alter-ego del protagonista.
Elemento centrale del film è la violenza, psicologica ma anche fisica: basti pensare all’elettroshock ritenuto ancora ai giorni nostri, secondo quanto raccontato dall’autore nel corso del dibattito finale, un mezzo utile per curare la malattia mentale. Violenza evocata, ma mai mostrata, per scelta dell’autore-regista, anche quando, lungi dall’essere gratuita, sarebbe uno strumento utile per rendere le scene più verosimili.
Personalmente ero scettica sulla trasposizione dello spettacolo teatrale sul grande schermo. Ma non avevo preso in considerazione che Celestini è regista di se stesso, non ha affidato la regia a un altro. E solo Celestini poteva riuscire a rendere in maniera ottimale, seppur con le dovute aggiustature, il suo copione, senza rinunciare a quel modo di narrare ritmato, istintivo, così tipicamente suo, che lo contraddistingue, e tinge di amara ironia le sue storie. Quel modo di narrare che ti coinvolge, trasportandoti nel disagio e lasciandoti immobile a riflettere dolorosamente.
"Come si può camminare su un prato verde ed essere tristi?” dice il vero Nicola, colui che ne ha ispirato il personaggio, alla fine del film così come alla fine dello spettacolo teatrale. “Lasciate a noi che stiamo lì dentro tutte le vostre tristezze".
Si resta in silenzio. Giusto il tempo di comprendere. E poi parte l’applauso.

Lunedì 27 settembre 2010 alle 21:10:49
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Notizie Genova






























Uffici redazione: Palazzo Ducale, primo piano del cortile maggiore
Piazza Matteotti 9, 16123, Genova - tel. (+39) 010 8935042 fax (+39) 010 8934973

Per la tua pubblicità su Genova Post sfoglia la brochure

Privacy e Cookie Policy

Liguria News