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Ultimo aggiornamento ore 15.00 del 18 Dicembre 2018

Genoa: troppi errori in questa stagione, adesso è troppo

Genoa: troppi errori in questa stagione, adesso è troppo

- Io scrivo di calcio, amo il calcio e il mio Genoa. Il calcio che mi è rimasto è quello che gioco con amici due o tre volte la settimana per divertimento, per la giocata fine a se stessa o la partita sempre fatta con impegno ma ancor sempre di più fine a se stessa. Il Genoa rimane, c'è sempre, è una questione di appartenenza lo seguivo a 14 anni in serie C, lo seguo ancora oggi ma ormai lo seguo distaccato dal resto del mondo del calcio Italico. Il calcio in Italia, quello serio quello vero non esiste più, lo hanno ucciso le mamme dagli occhi dolci nei settori giovanili i padri sponsor, gli allenatori dopolavoristi che ti schioccano una polizza o quelli pseudo professionisti che allenano con lo sponsor a rimorchio.
Al livello massimo poi è diventato come il wrestling, un cinema con attori e autori anche poco originali. Quei poveri Big Jim vestiti come operatori dell'Anas ormai divenuti credibili come un politico in campagna elettorale vanno in giro per gli stadi con copione letto a comando e addirittura con cinque suggeritori, non ce la fanno più a restare mascherati e difesi dalla proverbiale "sudditanza psicologica". Piccini, una volta il copione prevedeva un vincitore e due perdenti, l'altro perdente come sempre, perdeva da solo. Beh non era poi troppo complicato e la "sudditanza psicologica" accettata da tutti come si accetta l'esistenza delle zanzare puliva il tutto. Oggi la trama porta a determinare una miriade di risultati, non basta trovare il vincitore e i due perdenti, bisogna determinare secondo, terzo quarto e pure quinto posto e così le cose si complicano, il puzzle diventa insidioso e allora non riesci più a spiegarti un gol di mano regalato all'Empoli o i cadeaux al Sassuolo con la sudditanza psicologica. La vecchia storia "alla fine tutti gli errori si compensano" assomiglia alla legge dei polli di Trilussa, insomma quei fenomenali atleti che si allenano come il Mennea (compianto) di un tempo vengono umiliati da un copione talmente complicato che non riescono a interpretare in maniera credibile, quindi alla fine si fanno sgamare.
Sono costretti a non vedere l'evidenza e a vedere il nulla, perché converrete che non vedere un gol di mano, una palla entrata, una gomitata secca e gratuita è difficile ma vedere falli dove non ce ne sono è veramente qualcosa di singolare. Da dove arrivano tutte queste mie, considerazioni e deduzioni personali?. Beh non sembrerà ai più, ma da giovane avevo studiato pure io, e non teologia ma una materia scientifica che si chiama Chimica Pura, nel cui corso al biennio prevedeva 2 esami di analisi matematica e pure, mi pare, di geometria. Tra i tanti argomenti esiste il calcolo delle probabilità. Bene questa materia toglie la possibilità che per più eventi li stessi vengano ad accadere sempre in un solo verso. Non vado nello specifico per non tediare nessuno ma quanto sta accadendo al Genoa è evidentemente costruito a tavolino e per nulla frutto del caso. Questa è una mia convinzione la vedo, la scrivo.
Avrei voluto parlare del ritorno di Perotti dopo la sciabolata data al Greco della Roma ma chi ne ha voglia , certo il colpo di tacco, si ma poi ci pensa uno che se gli passi vicino puoi sentire il rumore del mare come quando accosti l'orecchio a una conchiglia. Mauri dà un calcio simile e l'arbitro però lo vede e non lo sanziona, poi Mexes sclera ma cari amici miei il calcio che conoscevo io era un altro.
Il Mexes di turno aspettava l'occasione e se non veniva durante quel Lazio-Milan c'era sempre Milan-Lazio dopo pochi giorni, ma quello era un calcio meno da "uomini e donne" e più da arancini e granita e quindi si poteva aspettare. Piuttosto sapete mica se Galliani ha mandato il bel biondone all'Isola dei famosi?. Vi mettete a ridere e dite che ci incastra?, aspettate ancora un poco e vedrete, vedrete come con l'aiuto delle veline e del mondo dello spettacolo tutto sarà trasferibile come la scimmietta che passa da ramo a ramo. Nel linguaggio della comunicazione quei passaggi si chiamano access point. Non ci resta, o meglio, Vi resta che aspettare, io ripeto il mio calcio me lo faccio con gli amici 2 o 3 volte la settimana si emulano le gesta di Boninsegna, Rosato e Mazzola e poi tutti con le gambe sotto il tavolo, li i Big Jim non li facciamo entrare, al massimo entrano dei Tino Buazzelli che poi nel dopo partita danno veramente il bianco. E il mio Genoa?, il mio Genoa resta, restano i colori il suo mondo che ruota intorno, non credo nemmeno la parte sportiva possa salvarsi uscendo dall'Italia, ormai il cancro che si sta mangiando quel calcio li è divenuto metastasi. Il calcio quello che pensiamo tutti se non è morto, sta morendo. Alla prossima , magari vi racconterò di quando feci quel gol di tacco al "Trincerone".

Sabato 31 gennaio 2015 alle 15:30:08
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