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Ultimo aggiornamento ore 14.30 del 18 Dicembre 2018

Esistere & R-esistere

Esistere & R-esistere

- Ci sono valori & valori.

Per questo motivo, è il caso di distinguere gli uni con gli altri. Specie quando gli uni possono costituire le fondamenta di una società civile e civilizzata e gli altri esprimere solo velleità escludenti e dis-aggreganti.

D’altronde, il dato statistico che procede secondo questa dimensione ideologica modernista ed eccentrica, e che definisce la diffusività preponderante di una ideologia egoica, non ne implica la bontà.

Se mai avessimo l’ardire, e l’ardore, di rivedere criticamente la formulazione etica del nostro tempo, si avrebbe certamente il modo di notare quanto “il cuore dell’uomo abbia chiuso gli sportelli come una banca” e che ciò non abbia corrisposto affatto ad una crescita sistemica di un ben-essere individuale e di uno collettivo. Entrambi alla deriva.

Non vi può essere attesa di felicità, se non fugace ed illusoria, quando questa attesa è estranea ad un’idea collettiva di progresso. Non nell’accumulo dei beni, bensì nella condivisione, consiste il “bene”. Proprio in quell’idea genuina di essenzialità, che parrebbe opprimerci, sta il recupero della famiglia umana dalla deriva in cui transita.

Anche se oggi pare irrinunciabile, irrefrenabile ed irreversibile il fenomeno contrario, occorre esistere & r-esistere ad ogni dispendio psico-fisico orientato ad una mera auto-mercificazione. Ad un qualcosa che, eufemizzando, ha ben poco a che fare con la poetica umana.

Comprendo che ciò possa apparire paradossale e contraddittorio. Lo è , forse, sostenere l’estraneità alla natura umana di un fenomeno che pare riguardare una imponente quota totale di umanità post-industriale.

In ogni caso, il valore della comunanza non può che deplorare ed affrancarsi dai “collettivi autoritari come guide morali”, citando Isaiah Berlin.

In punta di fioretto, ci si attrezzi affinché il paradigma del “capitalismo emotivo” non confluisca, a maggior danno, in un “pil a misura di qualsiasi cosa, tranne di ciò per cui la vita vale la pena di essere vissuta”, menzionando un discorso di Robert Kennedy.

Per concludere, si rifugga la cinica non-curanza del “chi c’è, c’è” e si riponga, invece, curanza (anche) in “chi non c’è”.

Domenica 5 agosto 2018 alle 10:30:01
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