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Ultimo aggiornamento ore 13.00 del 21 Ottobre 2019

Gli idioti dell'orrore

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

Gli idioti dell´orrore

- Con la naturalezza di una chiacchierata tra amici, mi avvio a trattare del gradimento che la Società pare rivolgere al “male”, intendendo con tale termine quegli spettacoli in cui la “violenza” assume il ruolo di gagliarda ed indiscussa protagonista.

Va subito menzionato che “l’arte stessa, nei secoli, ha raffigurato con insistenza il brutto e, con voce marginale, ci ha rammentato l’esistenza nel mondo di qualcosa di irriducibilmente e tristemente maligno”, citando Umberto Eco in “Storia della bruttezza”.

Diciamo pure che se, per un verso, il fenomeno è im-piegato in termini biecamente consumistici, per l’appeal che è in grado di esprimere dal punto di vista mediatico; per l’altro, tale attrattività é ins-piegata, nel momento in cui ci si appella al (pur mutevole) concetto di buon senso e di equilibrio personale.

Il susseguirsi di produzioni e documenti letterari, televisivi e cinematografici, riguardanti trame violente, è infatti “giustificabile” precipuamente in termini di resa commerciale di un prodotto che cavalca le istanze di un consumatore compulsivo, devoto ad un voyerismo granguignolesco.

In verità, l’aspetto non sorprende, in forza della nota propensione dell’essere umano verso un’immagine del “maligno”, peraltro già presente nella narrazione ed esegesi bibliche: traducibili nella considerazione di F.Schiller secondo cui “scene di dolore e terrore ci respingono e con pari forza ci attraggono”.

Passando, ancora, per una autorevole narrativa, da Poe al “Faust” di Marlowe, al “Maestro e Margherita” di Bulgakov, al film “Il silenzio degli innocenti” basato sull’omonimo romanzo di T. Harris, l’offerta prolifera, esponendo una vastissima produzione, che, sia come sia, combina abilmente l’offerta col trend di riferimento.

In tal direzione, la spinta etica del mercato, anche in questo ambito, pare marginalizzare ogni volontà di contenere l’assoluto spadroneggiamento della spinta economica, nella misura in cui la prima spinta dovrebbe invece, idealisticamente, sopraffare la seconda.

Dulcis in fundo, a prescindere dalla tematica in parola, la programmazione istituzionale non arretra rispetto a tale spadroneggiamento, immolando uno spettatore con-senziente sull’altare del profitto.

Così, tra conduzioni horror e spettacoli spazzatura, tra “serial killer” e generi catastrofisti, il palinsesto riesce a ritagliarsi una larga frangia di fans, nelle vesti di inter-passivi spettatori.

In sintesi, si delinea profetico il Battiato di qualche anno fa, con la sua notazione musicale: “in quest’epoca di pazzi, ci mancavano gli idioti dell’orrore”.

Domenica 4 agosto 2019 alle 10:35:28
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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