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Ultimo aggiornamento ore 14.25 del 9 Dicembre 2019

HOME-LESS GO HOME

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

HOME-LESS GO HOME

- “Ognuno torni a casa propria” è la traduzione estensiva di “homeless go home”.

Una locuzione, scovata per caso, leggendo qua e là, che interpreta lo stigma delle contemporanee dinamiche di relazione, che identifica lo stile della co-abitazione umana in questo rantolante e belligerante Pianeta.

Potrebbe anche leggersi come contraddizione, ossimoro, poiché contiene la radicale idea di mandare a casa propria (anche) i “senza-casa” (gli home-less), categoria sociale cui mancherebbe la componente fondamentale di un trasloco: un domicilio.

Comunque sia, in base a ciò, la flotta nomade di umanità si disponga a ri-tornarsene fisicamente nei propri lidi, nulla rilevando quali e dove siano.

I “senza-casa”, i senza fissa-dimora, i deraciné, sono invitati a non creare inciampo ad una comunità che li percepisce come corpi estranei e, in quanto tali, meritevoli di espunzione. Si può rendere bene il concetto con Aldo Busi: “meglio che stiano sulle loro, che sulle mie”.

A conti fatti, la società contemporanea, pur dichiarandosi globalizzata, lo é solo a parole, in teoria: in verità, sempre più divisiva, differenziante, escludente. Parimenti divisiva, differenziante ed escludente é l’indole dell’essere umano, un tutt’uno con l’hobbesiano “homo homini lupus”.

Malgrado ciò, Hobbes viene smentito in un recente articolo de Il Manifesto, a firma di Romano Madera, da parte del letterato austriaco Robert Eisler, che sosteneva “violenza e distruttività non familiari all’uomo per specie, bensì per processo evolutivo”.

In buona sostanza, restano impraticati sia la conciliante eredità lasciata dallo scienziato Cavalli Sforza (“tutti gli esseri umani sono geneticamente omogenei”), sia il mottetto “abbracciatevi moltitudini!”, tratto dall’ “Inno alla gioia” di Schiller, assunto come tema dall’Unione Europea.

Resta il fatto che il malmostoso clima trae alimento nel miope progresso, vorace e individualista, che esecra il concetto allargato di comunità, il cui simbolo ed il cui ricordo paiono ormai riecheggiare solo nell’ “ululato del lupo”.

In sintetica conclusione, non vi è dubbio che per gli esseri umani, in questo stadio di reciproca ostilità, parafrasando Hobbes, diventare come lupi sarebbe davvero un bel passo avanti.

Domenica 18 agosto 2019 alle 10:30:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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