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Ultimo aggiornamento ore 21.25 del 10 Dicembre 2019

Il demone cinetico

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

Il demone cinetico

- Per dato numerico-statistico, l’abitante di una metropoli dispone di una potenzialità di contatti ampia ed estesa, diversamente da chi abita luoghi di minori dimensioni.

E’ notorio, d’altro canto, che i confini geografici non costituiscono più ostacoli doganali insormontabili: anzi, divengono superabili d’emblee ad un solo cenno di volontà.

In termini pratici, oggi, è facile intercettare fisicamente una grande mole di umanità, senza neppure scomodare la generosità di un “social” dalla illimitata e virtuale magnitudo comunicativa (ideale per chi agisce entro le mura domestiche).

Sia come sia, trattasi di un potenziale sostanzialmente inespresso, visto che non riesce ad evitare l’isolamento di una “folla solitaria”: apparente distonia, buffa contraddizione di un mondo globale.

In verità, indulge nell’ incoerenza considerare l’esiguo numero di persone cui tendenzialmente assegniamo un ruolo di fiducia affettiva ed anche la selezionata ristretta dimensione in cui gravita l’esistenza sociale individuale.

Tale rarefazione è implicata, tra l’altro, alla preponderante incidenza della componente sospettosa, insidia nel governo delle faccende ordinarie, ed a quello spaesamento che penalizza la “vita come tetra contabilità difensiva” (cit. Baudrillard).

In specie, nel post-umanesimo, gli affetti amicali tendono visibilmente a vacillare, collocandosi prevalentemente nel nostalgico ricordo dell’età della fanciullezza.

L’adulto contemporaneo, pur nella sua “adult-escenza” (la protensione dell’adulto ad apparire adolescente), non si autorizza a pensare che, in qualunque luogo e tempo, possono nascere e svilupparsi spontanee relazioni di amicizia. Anzi, costituisce di sé un invalicabile limite cronologico.

A tutti gli effetti, qualora si lasciassero i contatti liberi di esprimersi naturalmente, diciamo alla Walt Whitman, non servirebbe cercarne motivo: ne serve uno valido, se mai, nel caso opposto e presente.

In ogni condizione possono nascere legami affettivi, nella misura in cui essi riescono a scalfire la nostra corazza ragionieristica che ne classifica le chance. L’esito è “riammetterli in campo”, a patto di sbarazzarci dei luoghi comuni che li inquadernano.

Va dis-innescato il propellente della solitudine, il volontario confino che rifiuta lo spazio conviviale e tiranneggia l’adulto, impossessato da un “demone cinetico” che lo rende simile a quel “cane al guinzaglio” che sgambetta veloce nel dipinto di Balla.

Domenica 13 ottobre 2019 alle 11:00:25
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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