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Ultimo aggiornamento ore 09.00 del 18 Giugno 2019

Il "fenomeno selfie"

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

Il `fenomeno selfie`

- La mania del selfie non è solo percezione. La concomitanza che sancisce la inesorabile volontà di rendere testimonianza di ciascun evento vissuto è divenuto ormai un fatto virale, viscerale.

Non c’è luogo e circostanza che non meritino di essere contrassegnati con un “post” e ricordati ai “post-eri”. Come tali, resi immediatamente disponibili sul “social”.

Non a caso, un recentissimo articolo apparso su un web-magazine, riguardante giustappunto tale mania nel “ritrarsi” (nel senso di ritrarre se stessi), assegna a tale fenomeno “un vero e proprio disturbo mentale”, avvalorato, parrebbe, da ricerche universitarie anche in ambito psichiatrico.

Traendo spunto dal commento, il “desiderio ossessivo-compulsivo di fotografarsi e darne comunicazione sul social-media” (cit.) pare connotarne una certa qual gravità, differenziandone il livello anche in base alla sua ripetitività quotidiana.

Certamente, non potendo calare l’asso pigliatutto, come nel gioco delle carte, di una incontrovertibile univocità scientifica, è comunque osservabile quanto il “disturbo” sia diffuso ed orgogliosamente esibito dai diretti protagonisti.

La voglia di comunicare passo-passo ogni singolo episodio della propria vita esercita una forte pressione, tra l’altro, sulle azioni quotidiane. Tuttavia, un conto è considerare a distanza la questione generale, altro è comprendere le puntuali conseguenze sulla propria vita psico-relazionale.

C’è da pensare, proprio in forza delle basi scientiste su cui si fonda la nostra Società, che studi correlati, oltre il singolo articolo di cronaca più o meno allarmista, forse potrebbero aver già riscontrato clinicamente la natura dei drammatici effetti collaterali del fenomeno.

Tuttavia, va ricordato, se ciò fosse, lo sarebbe nella stessa Società che, ostracizzando l’“azzardo” nel gioco, si limita ad avvertire il potenziale fruitore di una eventuale possibile assuefazione. Lo sarebbe nella stessa Società che, nel commercializzare un prodotto, si limita a comunicarne la nocività, lasciando tuttavia che a farne i conti sia il singolo cittadino-consumatore.

Con tali premesse, è presumibile che il “fenomeno-selfie” non assurga, nel breve, ad una sensibilizzazione scientifica pubblica, men che meno di tono allarmistico.

Certamente, cominciare a “ritrarsi dal ritrarsi” può essere un witz, un motto di spirito, per affrontare l’ennesima dipendenza tecnologica che ci è toccata.

Domenica 24 marzo 2019 alle 11:30:45
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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