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Ultimo aggiornamento ore 21.25 del 11 Dicembre 2019

Il fenomeno "Wags"

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

Il fenomeno `Wags`

- E’ risaputo: il web sia un vasto e vario contenitore, in cui usualmente transita ogni genere di spettacolo e di notizia.

Tralascio, in proposito, certa percepita compulsione per la cronaca nera o certa tradizione per il gossip: generi, pur differenti, entrambi costantemente presenti e prediletti (anche) nell’ iper-realtà mediatica.

Contemplo, invece, quelle episodiche esibizioni, patetiche ostentazioni di nudità femminili, che assurgono a “notizie di cronaca”, cui il relativo palinsesto concede sempre più spazio ed esaltazione e che scandiscono le calorose pulsioni di un popoloso genere maschile internettiano.

Ecco perché si notiziano quotidianamente sul web voyeuristiche “discese in campo” (di una modella inglese nella finale di Champions League che, fonte Yahoo, l’avrebbe già resa famosa e ricca) od annunci del tipo “il lato B da urlo di….manda tutti in visibilio”, riferiti alle imperversanti “wags” (acronimo inglese che segnala le compagne di uomini famosi).

Immancabile assegnare agli onori della cronaca l’esposizione di tali procaci ragazze, che, in ossequio alla implacabile legge della “domanda” e dell’ “offerta”, ottengono il “like” di migliaia di inebetiti fans.

Un “fenomeno di costume” di cui stigmatizzare la de-moralizzazione, in linea con la d
eludente destinazione cui conduce certa informazione.

Quantificare la pruderie del pubblico maschile, in specie, orienta imbarazzo di genere per la sua inorgoglita passività, nella misura in cui viene sfruttata, trasmutando un prodotto scadente in prodotto d’eccellenza.
Un evidente riscatto rispetto al passato in cui gli alchimisti tentarono, invano, la trasmutazione del piombo in oro.

Approcciando dunque all’idea di “informazione”, ne osservo almeno una doppia angolazione: da parte della “protagonista”, o della cosiddetta “wag”, che, nell’ammiccamento osé, raccatta una propria notorietà; e da parte di una massa urlante ed amorfa di individui che esercita la propria ammirazione cliccando il liturgico “like”.

Il fenomeno, nelle sue tonalità, aggioga l’area mediatica di ascolto e fornisce la drammatica immagine di una Società che dichiara una inesausta brama di identità, ispirata al “mi si vede, dunque esisto” di Sartre; e l’inermità di un genere maschile anestetizzato dinanzi all’incolmabile flusso di bisogni eterodiretti.

A conti fatti, niente altro che l’ebetudine di una comunità “venduta insieme al podere” (cit.), narcotizzata da scoop e notizie inconsistenti.

Per conclusiva riflessione, in attesa di migliore sorte, é pertinente la considerazione di Bufalino: “un tepore mediocre è la temperatura ideale per sopravvivere”.

Domenica 28 luglio 2019 alle 10:40:14
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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